TRIESTE SELVATICA

Trieste selvatica

Editori Laterza, 2019

Copertina Trieste_selvatica_Nacci

 

Trieste è la città di Maria Teresa, di Miramare, di Sissi, delle regate, dei caffè. Tutto vero. Ma c’è un’altra città: quella di Joyce e di chi, come lui, trascorreva le notti in locali malfamati, in mezzo alla calca umana giunta per cercare fortuna in una metropoli che fino a poco tempo prima era stata un anonimo villaggio. C’era e c’è ancora una Trieste di vicoli, di personaggi al limite tra genio e follia. C’è il Carso, non corpo separato, ma parte integrante della città: labirinto di sassi, boscaglie, doline, foibe, trincee. Ci sono boschi e foreste sterminate, luoghi in cui si è combattuto, ci si è vendicati spietatamente, si sono nascoste prove di stragi feroci, e allo stesso tempo rifugi per vagabondi pacifici, viandanti senza bandiera che non conoscono l’odio. Il selvatico batte alle porte del centro. È una forza selvaggia e liberatoria. Siamo disposti a conoscerla?

Leggi l’incipit: QUI


Ne hanno parlato:

16 marzo: Raffaele Roselli su Rai Radio 1, Radio di bordo
24 marzo: Claudio Agostoni su Radio Popolare, Onde Road
30 aprile: Rossella Pretto su Satisfiction
1 maggio: Gianfranco Franchi su Porto Franco
4 maggio: Luigi Zannini su Radio Rai Friuli Venezia Giulia, Libri a Nord Est
7 maggio: Pietro Spirito su Il Piccolo
7 maggio: TGR Friuli Venezia Giulia
8 maggio: Donatella Pohar su Radio Capodistria, Commento in studio. I fatti della settimana
8 maggio: GRR Friuli Venezia Giulia
12 maggio: classifica dei libri più venduti in Friuli Venezia Giulia su Il Piccolo
13 maggio: Gianfranco Franchi su Porto Franco
14 maggio: Renzo Brollo su Mangialibri
19 maggio: classifica dei libri più venduti in Friuli Venezia Giulia su Il Piccolo
20 maggio: Il Piccolo
26 maggio: classifica dei libri più venduti in Friuli Venezia Giulia su Il Piccolo
2 giugno: classifica dei libri più venduti in Friuli Venezia Giulia su Il Piccolo
2 giugno: Martina Vocci su Tele Capodistria, Istria e dintorni
3 giugno: Francesco Chiamulera sul Corriere del Mezzogiorno
3 giugno: Paolo Ciampi su ilibrisonoviaggi e Paperblog
5 giugno: Diego Zandel su La Gazzetta del Mezzogiorno
5 giugno: Barbara Costamagna su Radio Capodistria, I divergenti
7 giugno: Bruno Gambacorta su Tg2 Eat Parade
9 giugno:classifica dei libri più venduti in Friuli Venezia Giulia su Il Piccolo
10 giugno: Francesco Chiamulera sul Corriere Extra e sul Corriere del Veneto
7 giugno: Martina Sgorlon su Martinaway
7 giugno: Giancarlo Sturloni su L’Espresso
12 giugno: Anna Piuzzi su La Vita Cattolica
14 giugno: Anna Piuzzi su Radio Spazio, Libri alla radio
16 giugno: Primorski dnevnik
17 giugno: classifica dei libri più venduti in Friuli Venezia Giulia su Il Piccolo

 


Presentazioni:

8 maggio: Trieste, Mercato Coperto, ore 18, con Riccardo Cepach e Martina Vocci
19 maggio: Udine, Festival Vicino Lontano, Libreria Friuli, ore 18, con Mauro Daltin
20 maggio: Trieste, Teatro Miela, ore 20.33, con gli attori del Pupkin
19 giugno: Gorizia, AD FORMANDUM, ore 18.30, con Giovanni Fierro e Michele Obit
5 luglio: Muggia (TS)
17 agosto: Prali (TO), Festival Pralibro
9 settembre: Cervignano (UD)
15 settembre: Firenze, Estate fiorentina
4 ottobre: Padova, Libreria Pangea

 

Cosa dicono:

Cos’è Trieste selvatica? È una “via sentimentale” a Trieste e al suo territorio: scritta per riconsiderare l’immaginario triestino, per restituirgli un respiro salvadigo, per sintetizzare decenni di letture e di approfondimenti (…). È una guida letteraria a Trieste e ai suoi dintorni, di una completezza spiazzante (…). Cosa c’è di eccezionale, in questo libro di Nacci, al di là della documentazione (riferita puntualmente in bibliografia, in appendice)? C’è il sentimento – un sentimento di pietà, di pace e di profondissima umanità: è un libro che invita a sventolare bandiera bianca, e forse per questa ragione va accolto e trattato con più rispetto ancora. (…) “Trieste selvatica” è destinato alle biblioteche degli appassionati di questioni triestine, carsiche e istriane; può valere, considerata la preziosa bibliografia, come mappa letteraria; a quanti hanno imparato a conoscere e apprezzare l’artista per via dei suoi libri sulla viandanza (pubblicati, sin qua, da Ediciclo e Laterza), posso assicurare che uno dei leit motiv del saggio è ovviamente il cammino: periodicamente Nacci vi porterà quando nel vecchio Molo san Carlo, odierno Molo Audace, quando nella vecchia piazza Grande, odierna Piazza Unità, quando per san Giacomo, quando per i boschi, spiegandovi bene cosa osservare…
Uno di quei libri destinati, in compagnia di must come Trieste di Ara e Magris, come Trieste di Elio Apih, come Trieste provincia imperiale di Fölkel e come Trieste sottosopra di Covacich, a restare nel tempo, come espressione complessa e profonda della città più letteraria della Mitteleuropa e dei Balcani.
(…)
Ha scritto un libro complessissimo, profondo e coraggioso: ha completato un sentiero bibliografico su Trieste che stava diventando – o forse è diventato – un genere: certi scritti di Claudio Magris, Ferruccio Fölkel, Jan Morris, Mauro Covacich, Pietro Spirito venivano una generazione dopo certi lavori essenziali di Slataper, di Vivante, di Schiffrer, di Apih. Luigi ha dato un respiro molto diverso e sottile allo spirito della città e ben diversa dignità e complessità al Carso. Ha dimostrato una vicinanza agli sloveni che, a ben guardare, nessun italiano mostrava dai tempi dell’istriano Tomizza. Ha parlato di solidarietà, di accoglienza, memorie differenti.
Penso che Trieste selvatica sia un libro kamikaze della solidarietà. Così indifeso che non puoi non difenderlo. Rappresenta solo umanità.
Gianfranco Franchi

 

Un libro fuori dagli schemi, che se da un lato ripercorre piste già tante volte battute della storia e dell’anima di Trieste, dall’altro lo fa scegliendo come osservatorio d’elezione l’altopiano carsico, facendo un passo avanti rispetto al testo di partenza e di primo riferimento, “Il mio carso” di Slataper (uno ‘spartiacque’ lo definisce Nacci), esplicitamente citato sin dall’incipit. Perché la tesi di fondo del libro – una sorta di saggio-reportage che si avvale di una lingua lirica e a tratti visionaria – è che non si può comprendere davvero quel pasticcio storico-esistenziale che è Trieste se non si tiene conto della sua anima selvatica, carsica, spesso oscura. (…) La mappa di Nacci non tralascia nulla, tenendo l’ago della bussola puntato sul punto cardinale della narrazione: l’anima ibrida di una terra e delle sue genti. (…) È questa la “Trieste selvatica”: un luogo mai risolto, sempre in bilico, sospeso fra terra e mare, pieno di fratture carsiche e dall’identità sfuggente. E solo se si è in grado di accettare e vivere questa condizione fino in fondo si potrà trovare un equilibrio forse precario, ma pur sempre equilibrio.
Pietro Spirito

 
È un poeta, un viandante, un equilibrista che cammina sul filo, o meglio, sul confine di una terra, la sua, che ha nome Trieste; ma non dei caffè, di Miramare e di Sissi, della Barcolana, del suo volto mondano lustrato dal vento intende parlarci Luigi Nacci, piuttosto di quella selvatica che ha scelto come titolo del suo ultimo libro, per indurci a ripiegare con lui in vicoli e locali percorsi da uomini al limite, in quel bordo marginale che insidia il centro e, per vie traverse, sempre vi si insinua.  (…) Zaino in spalla e scarponi anche in città – perché la pietra è ovunque e scivolare è un attimo -, Luigi Nacci ci invita a fare, passo passo, questo cammino, alla scoperta del volto disturbante della città, che se è dispensatrice di angoscia (per Saba) o malefica (per Bobi Bazlen), è anche la città di Franco Basaglia e delle porte aperte dei manicomi. Ma oltre a questo è terra di incroci e di natura, il labirinto del Carso dove ogni triestino dovrebbe dirigere il piede per ritrovare origine, chiave “per comprendere la frontiera” cioè la vera libertà di essere viandante.
Rossella Pretto

 
Questo libro è bellissimo. Da leggere e rileggere.
Chiara Carminati

 
Per un viandante quale è Luigi Nacci un libro come questo può si può forse considerare come un punto d’arrivo, una tappa importante della propria vita in cammino. Riuscire, in un sunto, a dare un corpo e un’anima letteraria al luogo dove si è nati significa guardare lontano, talmente lontano da poter poi scorgere la verità delle cose che ci circondano, che ci sono vicine, ma non solo. Significa anche essere in grado di raccontarle, che siano visibili e fruibili anche per gli altri. Così è per la sua Trieste. Crogiolo, porta, confine, limite, inizio, fine, mescolanza, memoria, separazione. (…) Un libro come quello di Luigi Nacci, già autore di saggi sul tema della “viandanza”, è una specie di benedizione. Perché ti costringe, con grazia e acume, a osservare i luoghi, ad ascoltare le storie di chi vi abita o vi ha abitato. Che l’Adriatico lo si voglia considerare un mare o un grande canale, la città di Trieste ha bisogno di molti punti d’osservazione, che non siano solo quelli vicini al molo. Trieste è selvatica, prima di tutto.
Renzo Brollo

 
Bello e divertente.
Alessandro Marzo Magno

 

Trieste selvatica ha un’impronta che rivela uno sguardo da “straniero”, più oggettivo rispetto a chi, come il sottoscritto, è figlio di quella terra. E ne è tanto immerso da essere, nella stessa persona, come per Slataper, un impasto delle etnie che l’hanno abitata. Pertanto, come lettore di questo libro di Nacci, mi sono trovato ad affrontarlo con un continuo dialogo con esso, nel quale non sempre mi sono trovato in accordo con lui, pur nel riconoscimento, non solo della profonda preparazione affrontata per scriverlo, coniugata per altro a una altrettanto profonda conoscenza diretta del territorio per attraversarlo con altri viandanti, ma anche per la magnifica scrittura e il taglio, da conversazione.
Diego Zandel

 

Non è un saggio, non è nemmeno una delle tante guide più o meno emozionali, più o meno letterarie, scritte su una città che in questo modo ha affollato gli scaffali delle librerie. E certo ci sono i fantasmi di Umberto Saba e James Joyce, certo ci sono i ricordi del porto asburgico e della Grande Guerra, di Sissi e dei caffè storici. Ma Luigi è prima di tutto un viandante irrequieto e curioso, che sa mettere insieme le biblioteche e i sentieri, che si lascia tentare dai dettagli e dai margini. Questo libro è come lui, divagazione e attrazione, vagabondaggio e rivelazione. E lui ci accompagna davvero dentro una Trieste che è la sua Trieste ma che è anche una città che tutti noi possiamo provare ad abitare poeticamente.
Paolo Ciampi

 

Trieste selvatica, del poeta errante Luigi Nacci, è un’opera eretica perché in tempi di nazionalismi e nuovi confini prende le parti del vento, che sulla frontiera di nordest può soffiare con la turbolenza imprevedibile della bora, come a ricordare che i confini esistono solo sulla carta.
Nacci è uno scrittore che ha messo la viandanza al centro della sua ricerca umana e autoriale. Arriva da lui l’invito a indossare zaino e scarponi per seguirlo lungo itinerari che non troverete nelle guide ufficiali. Lasciate perdere la Trieste degli Asburgo e dei caffè, dei castelli e dei teatri, delle assicurazioni e delle regate. Si va alla ricerca del salvadigo, come si dice da quelle parti. E da quelle parti il selvatico è ovunque: nei vicoli che si diramano da Piazza Unità, rifugio di santi pellegrini, poeti ubriaconi e navigatori con il mal di mare, fino al reame dell’orso, all’ombra di boschi cresciuti in fretta per nascondere la ferocia di troppe guerre combattute per un pugno di sassi.
Per essere chiari: non è un libro che parla di natura; è la storia di una terra di nessuno strappata al mare, raccontata con lo sguardo tormentato della letteratura: del resto, si chiede Nacci, se non parlassimo di letteratura, potremmo parlare di Trieste? (…) In ogni pagina si scorgono le tracce di orsi, volpi, lupi, tassi, linci, cervi e caprioli. È come se altri occhi ci osservassero mentre sorseggiamo uno spritz in piazza Unità o mentre passeggiamo tra le strade ortogonali votate ai commerci del Borgo Teresiano.
Cominciare a capire. Perdersi.
Giancarlo Sturloni

 

Quello che Nacci ha compiuto è un piccolo e sapiente capolavoro, perché ha dato vita a un libro (per altro documentatissimo e con una bibliografia ricca e dettagliata) che ha il sapore buono del dialogo col lettore. E quel lettore non starà nella pelle: vorrà subito, e di buon passo, mettersi in cammino per essere parte, anche lui, della fitta e intricata storia che sembra non voler lasciare questa ammaliante e seducente città di confine.
Anna Piuzzi

 

 

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