Biblioteca del viandante

 

In quale scaffale andrebbero riposti i libri di Henry David Thoreau, Patrick Leigh Fermor, Bruce Chatwin o La passeggiata di Robert Walser, o le passeggiate di Jean–Jacques Rousseau o quelle notturne di Charles Dickens? O i versi del Preludio di William Wordsworth, o quelli vagabondi di Jack Kerouac e Frank O’Hara, o la descrizione del pellegrinaggio a La Verna nei Canti Orfici di Dino Campana? E le pagine che narrano il ritorno a casa di Primo Levi ne La tregua? E la flânerie porteña di Roberto Arlt? E il pellegrinaggio in Oriente di Herman Hesse, o i sentieri ghiacciati di Werner Herzog, o i deserti di Mary Austin o il diario acquatico di Roger Deakin, l’umorismo di fiumi e boschi di Jerome K. Jerome e Bill Bryson, o le pagine dense di Cees Noteboom verso Santiago? E le riflessioni sul cammino e sul camminare di Rebecca Solnit, David Le Breton, Fréderic Gros, Duccio Demetrio, Francesco Careri, Adriano Labbucci?

E le prove recenti di autori che si sono messi in cammino, chi nella foresta, chi sulle tangenziali, chi tra le vette, chi sui grandi itinerari di pellegrinaggio, chi nelle periferie urbane, in compagnia della propria ombra o con gli altri, umani o animali, come Wu Ming 1 e 2, Bernard Ollivier, Gianni Biondillo, Paolo Rumiz, Davide Sapienza, Paolo Ciampi, Andrea Bocconi, Franco Michieli, Tiziano Fratus, Claudio Visentin, Roberta Ferraris, Émeric Fisset, Enrico Brizzi, Luca Gianotti, Jean-Christophe Rufin, Pino Cacucci, Paolo Cognetti, Thomas Espedal, Robert Macfarlane, Antonio Moresco e quanti altri ancora? Ad oggi molte di queste opere vagano da uno scaffale all’altro, costrette a un nomadismo senza sosta tra il reparto della letteratura di viaggio, della spiritualità, della filosofia, della poesia, della storia, dell’alpinismo, o spaesate in quello delle guide turistiche o del fantomatico scaffale del benessere e dello sport.

Sogno – di giorno, ad occhi spalancati – che nelle biblioteche e nelle libreria sorga finalmente lo scaffale della viandanza. Una radura, un caravanserraglio, un bivacco, una panchina, un luogo in cui opere senza patria possano riposare prima di rimettersi in marcia. Che siano scritte in versi o in prosa, che raccontino di un omicidio sul sentiero o raccolgano le testimonianze di grandi pensatori che hanno teorizzato camminando, che siano romanzi o saggi o siano ibridi, macchine anfibie, esse appartengono alla stessa famiglia, quella della strada aperta, tanto per citare un verso caro di Walt Whitman.

Per tale ragione, assieme agli amici di Ediciclo, una casa editrice pioniera della letteratura della strada in Italia, ho pensato ad una collana. Si chiama “La biblioteca del viandante”, è nata nell’autunno 2016. Una casa precaria, piccola e temporanea, per opere scritte o pensate con i piedi. La curo e mi cura a sua volta. Poche opere, una all’anno, forse due al massimo. Nessuna fretta.
Qui sotto, lettore, puoi trovare le copertine – illustrate da Fabio Consoli – delle opere uscite ad oggi. Si tratta di Maldifiume di Simona Baldanzi, Io cammino da sola di Alessandra Beltrame  e  Nel vuoto di Nicolò Giraldi. Buona lettura, buoni passi, buone soste.

L.N.

 

Cosa è diventato l’Arno? Cosa ce ne facciamo oggi di questo immenso fiume? Cosa ce ne facciamo di tutti i nostri fiumi? Questo libro non è una camminata di memoria tra le correnti. È invece il racconto denso, appassionato e puntuale di un viaggio di ricerca, di ascolto e di scoperte, fatto a piedi, in bici, in barca, in auto; un viaggio lento e popolato da domande che cambiano passo passo e onda dopo onda. È un viaggio per capire cosa c’è adesso, come viviamo questo fiume che può essere tanti altri fiumi, che passa paesi, parchi, scheletri di un lavoro che non c’è più o germoglio di uno da inventare; questo fiume che si muove vicino ad autostrade, che sibila sotto i ponti, che si agita o stagna, che divide comunità in due rive, che attrae e spaventa insieme. Acqua restia a barriere e confini, che pare ingovernabile eppure diventa metafora della politica, del fare e disfare comunità. Una vena scoperta a cui spesso abbiamo dato le spalle, ma che scava, cambia, pulsa non solo nei territori, ma anche dentro all’intimità di donne e uomini.

 

Non sei mai stata tanto sola come lo sei ora. Non hai né un marito, né un figlio, né un compagno o un amico stretto, un socio, un partner con cui condividere una vita. Da più di dieci anni non hai più i genitori. Allora parti, ti metti in cammino. E ricordi. I passi sono come rintocchi, calpesti la terra dei tuoi padri ed è come se li resuscitassi. Comincia così un duro viaggio in compagnia dei tuoi demoni. Sei una bambina tormentata, un’adolescente infelice, una ragazza attraversata da sofferenza e dolore. Fai carriera, hai successo, eppure stai male, incontri la morte e non riesci a guardarla negli occhi, potresti dare la vita e scegli di non farlo. Abbandoni il lavoro, abbandoni la casa e parti. E oggi, che sei sulla strada e senti per la prima volta il peso della solitudine che ti ha accompagnata per tutta la vita, decidi di affrontarla, di capire perché la vuoi, la cerchi, la desideri così ardentemente. Contro tutto e tutti.

NEL VUOTO Giraldi

Un viaggio a piedi dalle montagne al mare, per ripercorrere i passi di una migrazione dimenticata lungo il confine orientale: Carnia, Friuli, Carso, Istria. Un flusso di persone sepolto e accantonato frettolosamente sul quale si sovrappongono gli sguardi allucinati dei migranti dei nostri giorni. Sono le storie di cui non abbiamo più memoria. S’intrecciano, si sedimentano le parabole degli uomini costretti a lasciare la propria casa, i cimiteri di paese e il greto di corsi d’acqua asciutti, narrazioni leggendarie sopra i viaggi delle farfalle, canzoni dialettali, fuochi accesi, tabacco di contrabbando. Sono tanti fogli di carta velina impilati, ognuno dei quali mostra qualcosa: il mito asburgico, i toponimi sloveni, italiani, istriani, triestini, friulani e carnici, l’odore di caffè tra i boschi di larici, il mare Adriatico che bagna le aspre rocce carsiche, la terra rossa e gli ulivi che accolgono i viandanti. Camminare sulle orme di uomini dimenticati. Capire qualcosa in più del nostro essere migranti. Passo dopo passo, nel vuoto.

 

 

Annunci