Viandanza: l’opposto dello spam

Finisterre, Galizia: bordone + fine del mondo

Finisterre, Galizia: bordone + fine del mondo


«ed ecco che mi rendo conto che la parola “spam” non è che la parola
maps scritta al contrario, e che le mappe sono l’esatto opposto dello spam: non ci impongono la loro presenza non richiesta, bensì sono loro che ci chiamano a sé».

Simon Garfield, Sulle mappe. Il mondo come lo disegniamo, Ponte alle Grazie, 2016

*

Neologismo e titolo stupendi la viandanza. Ma come spiegarla?

La viandanza è un’utopia verso la quale tendere. E prima ancora una parola solare, calda, allegra, eufonica, che prende dimora giubilante sulle nostre lingue. Ci fa pensare ad una strada tortuosa, dalle curve danzanti, e al contempo alla danza dei piedi che può essere la via da intraprendere. Non basta camminare per mettersi sulla strada della viandanza, né è sufficiente stare in cammino. Si può infatti camminare per recare benefici alla propria salute, guardando un cronometro. E si può fare un cammino per svagarsi e allontanare temporaneamente lo stress. Sulla strada della viandanza non c’è agonismo e non si sta temporaneamente: da quella direttrice non si fa ritorno, perlomeno non del tutto. È un’esperienza rivoluzionaria, radicale, che ribalta ogni aspetto delle nostre vite. Non è una vacanza, non ha a che fare con lo sport.

“Dalle soste non sempre si esce, a volte vi si rimane prigionieri…”. Su questa sua frase mi sono soffermato a lungo. Le chiedo: quando e come ci si accorge di rimanere prigionieri e come si fa a uscirne?

A tutti noi capitano periodi in cui abbiamo la sensazione di essere, come dire, impaludati, stantii. Un buon esercizio può essere quello di rappresentare graficamente su un foglio la propria condizione: si tira una linea, che corrisponde alla nostra vita, e ci si situa. Se godessi di buona salute, quanti anni potrebbero restarmi? Poi si tira una linea parallela, immaginando di porre in fondo a destra le speranze e i sogni covati fin dalla gioventù. A che punto della linea mi trovo rispetto ad essi? Sono molto distante? È un esercizietto senza pretese che tutti possiamo fare periodicamente. Se mi trovo in posizioni simili nelle due linee non sono prigioniero delle soste. In caso contrario devo fare qualcosa. Mettersi in cammino può essere una delle possibilità di uscita.

Ma, secondo lei, si può andare, camminare, viaggiare anche stando fermi?

C’è stato un tempo in cui i pellegrinaggi si ricostruivano in un chiostro. C’è il Viaggio intorno alla mia stanza di Xavier de Maistre e con lui gli scrittori che hanno fantasticato geografie da fermi. Ci sono le vite dei primi eremiti cristiani, in bilico sulla sommità di colonne o nelle grotte, che hanno condotto autentici cammini di conoscenza senza muovere un piede. Per mettersi sulla strada della viandanza, cioè del miglioramento come esseri umani, cioè della saggezza, non si ha bisogno di forti gambe. A contare sono lo slancio verso la vita, verso gli elementi animati e inanimati, il grado di apertura ai giorni che si dispiegano di fronte a noi, la consapevolezza che tutto ciò che non è donato è perso, le porte spalancate, la condivisione, la semplicità, l’andare verso l’humus, l’umiltà…

Nella cartella dei ricordi che popolano la sua memoria, qual è il viaggio che sovrasta tutti gli altri perché emblematico?

Quell’estate in cui, arrivato dopo settimane alla finis terrae d’Europa, in Galizia, capii che vi ero giunto con arroganza. Credevo, dopo avere camminato verso Santiago molte volte, di essere sceso in profondità nel cammino, di essere sulla strada giusta, di poterla intravvedere questa fantomatica viandanza, invece non avevo fatto altro che giudicare chi mi stava accanto: “quello non è un vero pellegrino” è un pensiero sbagliato e pericoloso. Non esistono veri e falsi pellegrini, veri e falsi viandanti, veri e falsi uomini… così, con tutta mia la pesante prosopopea imboccai la strada verso casa, in compagnia della mia ombra. A capo chino. Sulla via del ritorno domina lo spaesamento. In quella condizione ci sono dei frutti.

Nella tipologia di viaggi della contemporaneità, che posto hanno i viaggi intesi appunto come educazione sentimentale, percorso di rinnovamento?

Dipende tutto da noi. Un vecchio adagio dice che si parte per ritrovarsi e alla fine del viaggio si trova qualcuno che non si conosce. Ciò accade se siamo disposti a rinunciare alle comodità, alle prenotazioni, insomma, al controllo totale. Se vado a fare una vacanza organizzata sono relativamente tranquillo. Se parto per un cammino in cui l’unica cosa certa è il mio zaino, la notte prima di partire è la paura a tenermi sveglio. È un sentimento imprescindibile. Sparirà dopo i primi passi per lasciare spazio a sorpresa, gioia, melanconia, allegria, nostalgia e molti altri stati d’animo che segneranno le tappe della mia trasformazione. Prove su prove, come in un viaggio di iniziazione.

Qual è il sentimento più lacerante: una partenza o un arrivo? E come ha  conciliato nella sua vita le due istanze?

Come dicevo, la partenza è preceduta dalla paura. Può rasentare il terrore e bloccarci, farci rimandare il viaggio, ma il più delle volte troviamo la forza e l’incoscienza di buttarci, magari spinti dai consigli di un mentore, sia esso un amico o un libro. È l’arrivo lo scoglio contro il quale possiamo naufragare: come tornare a vivere gli spazi della nostra casa, dell’ufficio, le geometrie delle relazioni di parentela, di amicizia e dell’amore? Se noi siamo cambiati anche quelle forme non sono più le stesse. I problemi iniziano lì: nella difficoltà di adattarsi alle strutture della vecchia vita.

E allora cominciano le domande.

La prima è proprio quella che lei ha fatto a me: come conciliare l’uomo sedentario e quello nomade che dimorano in noi? È una domanda difficilissima che mi faccio da anni ogni giorno. Batte come una goccia cinese sulla fronte, scavandola. È una domanda dura, martellante, però buona, che mi vuole bene, che vuole veramente il nostro bene. Se ho scritto questo libro, Viandanza, è anche per tentare di abbozzare, per quanto precaria e imprecisa possa essere, una risposta.

*

(le domande mi sono state rivolte da Gino Dato; l’intervista – “Viandanti” siamo anche restando fermi – è stata pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno l’11 luglio 2016)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in footprints, literature news, VIANDANZA. Il libro e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Viandanza: l’opposto dello spam

  1. Pandozi Loreta ha detto:

    Il libro “Viandanza” che sto ancora leggendo mi riporta al mio pellegrinaggio e mi fa rivivere grandi emozioni. Mi sento una pellegrina e il mio desiderio è rimettermi in cammino…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...