Più vivo di così non sarai mai: mettiti in cammino

Camino de Santiago, Alto de San Roque: peregrino que avanza contra el viento

Camino de Santiago, Alto de San Roque: peregrino que avanza contra el viento

 

Questo brano è dedicato alla paura che proviamo prima di partire. La proviamo sempre, che si sia al primo o al centesimo viaggio. È tratto dal primo capitolo di Viandanza (Laterza, 2016).
Buoni passi.

*

Cos’erano, le due, le tre della notte? Qualsiasi ora fosse, sapevi che molte ore ti separavano dall’ultimo sole e altrettante ti avrebbero separato dal successivo, che eri al buio, precisamente al centro del buio. Come si sta al centro del buio? Ricorda. Ti sei alzato, facendo meno rumore possibile, sei scivolato sul parquet con la cautela del fuggiasco o del soldato che sta per sortire un assalto di cui ignora l’esito, hai guadagnato il corridoio, sei entrato nella stanza del computer. Era in stand-by, perché non lo spegni più, come se quello stato di veglia elettronico ti fosse fratello, sempre all’erta, né spenti né accesi, pronti a qualcosa che potrebbe accadere. Ti sei seduto, ti è bastato sfiorare il mouse e la ventola ha ripreso a girare, lo schermo si è illuminato di quella luce che non è vera luce, sei entrato in internet, è apparsa davanti ai tuoi occhi semiaperti la grande pagina bianca, la luminescente pagina bianca, il motore di ricerca che tutto trova. Hai digitato due parole: cambio vita. Hai schiacciato enter: mollo tutto, come cambiare vita in dieci mosse, in tre mosse, in una mossa sola, cambio casa cambio partner cambio luna e quartiere, cambio tutto, duecentomila risultati, una catastrofe.

È stato all’incirca al duecentesimo risultato che è apparsa, come un’epifania, una parola che ti aveva sfiorato alcune volte negli anni, e a cui non avevi mai dato rilievo: Santiago. In quel momento si è aperta prima una porta, poi due, quindi a decine, porte dalle forme inusitate, linee di cui non supponevi l’esistenza. Santiago! La scoperta della geometria. Scorrendo le pagine riuscivi a raffigurarti nitidamente migliaia di persone che transitavano attraverso porte triangolari, sferiche, a tre dimensioni, porte strette come crepe nei muri, e le persone coi loro zaini ingombranti ci passavano come se niente fosse. Come facevano a entrare nei muri? Cosa c’era dall’altra parte, come fare per arrivarci? Furono ore di ricerche matte, letture di diari sgrammaticati, fotografie poco aggraziate che ritraevano sentieri su altipiani disabitati, sempre le stesse strade sterrate tra i campi di mais e girasoli, le stesse foto di scarpe sporche in mezzo a piazze di paesi in rovina, foto di esseri umani giubilanti, abbracciati tra di loro d’innanzi a facciate di chiese spoglie e secondarie, foto tutte uguali di ombre scure ma non cupe, foto di scarponi e di sandali che si staccavano da terra per tracciare traiettorie nel paesaggio, foto di vivi. Esseri viventi, vivissimi, mentre tu eri abituato da troppo tempo alle foto dei morti, dei moribondi, dei semivivi.

Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.
Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti nelle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglia diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.
(Nina Cassian, La tentazione)

Qualcuno ti ha mai promesso di renderti tanto vivo da sentire l’assordante precipitare della polvere? Tu l’hai mai promesso a qualcuno? Quei corpi applicati a varcare le brecce nei muri, uno dietro l’altro, in colonna ma non in ordine, senza il bisogno di abbatterli, i muri, con i loro zaini sulle scapole, ti promisero proprio questo. Non un’altra vita, ma una intensificazione della tua vita. Di questi versi di Nina Cassian e di quelli di altri poeti avremo bisogno nel viaggio che stiamo per affrontare insieme. Ne avremo bisogno per mappare il mondo che sta al di là del muro, saremo come gli Uomini del Tempo Antico di cui ci parlava Bruce Chatwin, coloro che cantarono i fiumi e le catene montuose e le dune e le saline, che furono stanchi solo dopo aver avvolto nel canto il mondo, e solo allora poterono sprofondare nella terra, prendere dimora nelle grotte e nei pozzi ancestrali. Tornarono da dove erano venuti soltanto dopo avere dato a ogni via un canto e una storia. Sei pronto?

Luigi Nacci

 

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Una risposta a Più vivo di così non sarai mai: mettiti in cammino

  1. Stefano Pardini ha detto:

    Ciao Luca! Sono davvero capitato qui per caso ed ho ritrovato uno spirito “affine”.
    Leggerò il tuo libro, chissà che tu possa buttare un occhio al mio…

    Buon cammino!

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