Decifratori di rovine: libri che vengono dal futuro

odissea

per favore, mi dia una conserva di prati di maggio
messi un po’ in alto, ma non troppo scoscesi
così, che ci si possa ancora sedere.

bene, allora forse un pendio di neve, congelata
senza sciatori, un bell’abete coperto di neve
ci può stare.

nemmeno. ci sarebbe ancora – le lepri, vedo che sono lì appese.
due o tre basteranno. e naturalmente un cacciatore.
dove sono appesi i cacciatori?

Ernst Jandl,  nel negozio di specialità da Werke in zehn Bänden*

Mi domando, sono davvero soltanto poche dozzine di persone,
o invece pencolante laggiù è l’intera umanità,
come su un ennesimo piroscafo, pronto per il macero,
e destinato ormai a una sola missione, la fine?

Hans Magnus Enzensberger, Canto trentatreesimo da La fine del Titatic**

Quando ci si appresta a scrivere un libro, qualunque siano contenuto e forma nonché la maniera in cui essi si fonderanno in un corpo solo, si passa molto tempo a fare altro. Soprattutto a leggere. Si fanno ricerche in archivi, si saccheggiano librerie, si legge in soggiorno, in camera, in bagno, in mansarda, mentre si cucina, mentre si dorme, a volte si legge mentre si legge. Ciascuno ha il suo metodo: chi sottolinea, chi trascrive su quaderni o al pc, chi registra a voce i propri appunti, chi non annota perché ha una memoria formidabile (beato lui). I libri che si leggono, però, non fanno sempre parte della bibliografia che finirà in appendice al proprio libro. Ed è proprio da quei libri, quelli che apparentemente potrebbero essere catalogati come scarti, che di solito derivano le intuizioni migliori, o quelle che crediamo siano le migliori.

Io ho bisogno di leggere più libri contemporaneamente. Mentre lo faccio mi rendo conto che quei libri, che in biblioteca stanno su scaffali a decine di metri di distanza, si parlano. In questi giorni mi è capitato di sentire parlare tra di loro Il pianeta tossico (Piano B, 2014) di Giancarlo Sturloni, Eremiti (Castelvecchi, 2012) di Espedita Fisher e Trattato della lontananza  (Bollati Boringhieri, 2008) di Antonio Prete. Dalla lista tolgo le raccolte di versi: quelle ci sono sempre, sotto un sottotesto (parlante). Impossibile leggere un romanzo o un saggio senza leggere allo stesso tempo delle poesie. Al contrario, la lettura della poesia non richiede altro, basta a se stessa. Un po’ come la Bibbia. C’è dentro più o meno tutto.

Una precisazione: questa non è una recensione. È solo una riflessione sul modo in cui i libri, quando sono scritti con consapevolezza, risultino inequivocabilmente aperti, centripeti, in fuga da se stessi e in più direzioni, dialoganti durante la fuga. Sturloni, ad esempio, prendendo a prestito un’affermazione dell’inventore Charles Kettering, ci dice che «nel futuro passeremo il resto della nostra vita». È una constatazione ovvia, direte. Invece no, non lo è, basta analizzare – e lo fa dettagliatamente e con uno stile accattivante, da grande divulgatore scientifico quale è – il nostro modello di crescita degli ultimi due secoli. Ci dice che «l’apocalisse porta con sé anche l’illuminazione» e che, «alla fine della fiera, cercando l’apocalisse, troviamo sempre noi». Dobbiamo farci decifratori di rovine per immaginare un futuro diverso per il nostro pianeta. Io ho pensato subito alla poesia: chi meglio di un poeta può decifrare le rovine? Eppure i poeti oggi non contano niente, meno ancora degli scienziati e degli astronauti. Sarà per questo che non riusciamo a vedere al di là dei nostri sacchetti di plastica, pardon, dei nostri nasi?

Consumare di meno, superare (come?) questo capitalismo. Penso alla frugalità di Thoreau, che non è austerità, perché non è rinuncia. La sua vita nei boschi, Walden. E sarà un caso, ma eccomi con il libro di Fischer tra le mani, un viaggio alla ricerca di chi ha deciso di uscire dalla civiltà dei consumi e del frastuono prendendo la via dell’eremitaggio. Storie raccontate in prima persona, legate l’un l’altra dalla voce fluida e autoironica dell’io narrante. «Il possesso è una minaccia sottile», «ho visto santi che erano come usignoli: la loro vita era un canto leggero», «il deserto è una scuola, insegna la piena fiducia», «occorre ascoltare la solitudine, percepirla come luogo abitato». È un libro che ha al centro il futuro, non solo quello di noi come specie (attualmente) dominante. Sia l’ecologista sia l’eremita sono proiettati oltre le proprie vite, che non sono nulla se comparate alle ere geologiche della Terra. Esattamente come i poeti, che scrivono con il corpo qui e la mente che vaga in chissà quale lontananza. Le loro voci sì, provengono dal futuro.

Anche un libro come quello di Prete, che è scritto (bene) da letterato per i letterati, ha a cuore quest’urgenza. «Perché oggi la lontananza non è più lontana. (…) La tecnica del nostro tempo, la tecnica oggi trionfante, è infatti la tecnica del lontano. L’avverbio greco tēle – lontano – che compare già nei primi poeti greci, va a comporre gli elementi e gli strumenti della tecnica contemporanea. Telefono, televisione, telematica. Tutto quel che è lontano – isole, deserti, città, avvenimenti, paesaggi, costumi di ignote popolazioni – viene oggi verso di noi, bruciando il tempo e lo spazio della lontananza. Si fa contemporaneo». Abbiamo bisogno della lontananza, per vedere meglio, per vederci meglio, di allontanarci dal tempo e dai luoghi che ci sono cari qui e ora, fare esperienza dell’addio, della dimenticanza di sé e degli altri, della nostalgia, della contemplazione. Contemplare significa rivolgere gli occhi al cielo per trarne presagi. Vuol dire occuparsi del futuro.

Anche le poesie che ho messo in esergo si occupano del futuro. La poesia, in fondo, si occupa sempre del futuro. I libri in generale, quelli scritti sotto la spinta di una autentica necessità, si occupano sempre del futuro.

*Traduzione di Luigi Reitani
** Traduzione di Vittoria Alliata

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Una risposta a Decifratori di rovine: libri che vengono dal futuro

  1. pattithetaf ha detto:

    Grazie, molto bello.
    Sono una sedentaria finora. Voglio cambiare. Vorrei camminare e mettere nel calendario una breve vacanza con famiglia e cane, in itinere. Chiedo troppo? Anxhe un manuale su come preoararsi: allenamento, scarpe, contenuto zaino . Di solito in vacanza mi porto la casa! Magari fra 3 mesi riesco a fare già qualcosa, voglio cambiare x salute, non per moda, purtroppo. Ciao, fiduciosa, attendo:-)

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