Il giorno più lungo, l’onda più grande

cammino del ritorno

Così cammineremo sui ruderi di un cielo immenso,
Lontano il luogo si compirà
Come un destino nella luce chiara.

 Il paese più bello a lungo cercato
Si stenderà davanti a noi terra di salamandre.

 Guarda, tu dirai, questa pietra:
Reca in sé la presenza della morte.
Luce segreta è lei che arde i nostri gesti,
Così camminiamo rischiarati.

Yves Bonnefoy*

ad A., la Ministra, e agli altri Rolling Claps

Sei tornato a casa dal cammino. C’è il sole, fa freddo, è lunedì. È sempre lunedì il giorno dopo il ritorno da un cammino. Lo è perché la settimana si staglia d’innanzi a te come un’onda altissima, un’onda che ha raccolto in sé molti oceani, e tu sei lì, da solo, sulla battigia, coperto dall’ombra dell’onda che si inerpica verso il cielo, con tutta la sua mole, con la sua promessa di catastrofe. Non è una settimana quella che hai davanti a te, ma un mese, un anno, una vita intera, tutte le vite che potresti vivere una sopra l’altra, e tu piccolo, tu minimo, che non puoi fare altro che stare lì, e trattenere il respiro.

Anche se sei tornato così tante volte da non ricordarle tutte, il lunedì dopo un cammino è sempre, in modo più o meno consistente, il giorno più lungo. L’onda si ingrossa a vista d’occhio, una muraglia la cui incessante costruzione pare non avere fine, come se non volesse o non potesse sfracellarsi su di te, sulla spiaggia, sulla baia, sull’entroterra, ma dovesse rimanere lì, esattamente di fronte a te, inglobarti nella sua ombra, tenerti in scacco, pallido e terrorizzato. In quel colosso d’acqua e organismi scuri puoi scorgere, intrappolati, tutti i futuri giorni, tutti identici a se stessi, lunedì che non saranno seguiti da martedì, giorni in cui rimarrai intrappolato anche tu, sperduto, senza appigli.

Ti senti così, adesso, ingabbiato in un lunedì senza futuro, mentre in cammino ti era prima parso, e poi ne avevi avuto la certezza vivida, che quella vita trascorsa in bilico sui piedi, all’aria aperta, fosse un sabato ripetuto all’infinito. Ad ogni risveglio, fosse sul fieno, sul pavimento, sulla terra o in un letto,  il primo pensiero si era indirizzato a quel sabato radioso, denso di aspettative, di novità che avrebbero emanato il proprio riverbero per ore. Il cammino è il sabato, è il riposo e la festa assieme a cui segue il riposo e il ricordo, pensavi. Di sabato, e all’aria aperta, anche la morte può essere affrontata senza curvarsi. Una telefonata che porta notizie cattive, la scoperta di una malattia, l’addio a un amico o a un compagno, qualsiasi evento funesto può essere sopportato in cammino, pensavi. Perché il cammino è il sabato, e il sabato è pieno di futuro. È un giorno in cui – ti viene in mente Baudelaire – si possiedono desideri che hanno forma di nuvole e si sognano immense ignote e varie voluttà.

Oramai sai, e saperlo non ti rende di certo più saggio, che non si può vivere solo di sabato. Né ci si può adoperare affinché il lunedì sia, al sabato, simile. Sai, senza essere saggio, che il lunedì è il lunedì, che la grande onda si ingrosserà di ombre e prima o poi, inevitabilmente, si rovescerà su di te. Nemmeno scappare ti servirebbe, perché l’onda, prima o poi, ti raggiungerebbe. Sai, e saperlo non ti salva, che puoi soltanto incamminarti sul fondale prosciugato, quindi entrare in acqua, le gambe, l’addome, il petto, giù la testa, nuotare a stile libero verso il cuore nero dell’onda, e lì puntare le ombre, nuotarci contro, ficcartici dentro, fare presa in quella massa di acqua e organismi scuri e arrampicarti, come ci si arrampica su un versante di fango che si è appena staccato dalla montagna. Combattendo la forza di gravità, la furia degli elementi, il caos delle ombre, salendo e cadendo e risalendo, dialogando con i morti, i morti tuoi e tutti gli altri, con la stessa forza e disciplina e apertura al rischio che avevi in cammino, puoi sperare di fare ritorno a casa, rischiarato.

*traduzione dal francese di Diana Grange Fiori

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Una risposta a Il giorno più lungo, l’onda più grande

  1. anna.aroldi@libero.it ha detto:

    Caro Luigi,splendido il tuo articolo. Mi sono permessa di girarlo a un paio di persone a me care.Un abbraccio e arrivederci a Milano.Anna (di cuori)

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