Anche sulla #Francigena l’ultima tappa è segreta

l'arrivo

l’arrivo

Nessuna strada tranne una corre verso casa
Ivano Fossati, La normalità

L’ultima tappa di un cammino deve rimanere segreta. Non il tragitto, quello è risaputo: Cassia, Trionfale, vista del Cupolone dalla Riserva di Monte Mario, quartiere Prati, Musei Vaticani, San Pietro. Lo stato d’animo con cui la affronti non può finire in un diario. C’entra il senso del pudore. Le ultime tappe non sono mai uguali: a volte si piange, a volte si va col volto di pietra, a volte la testa è vuota, altre volte è piena di montagne, a volte si sorride come mai prima, a volte si saltella, si va in punta di piedi, si corre, si striscia, si rallenta per non arrivare o si accelera ad occhi chiusi. Che si creda o non si creda in un dio, l’ultima tappa di un pellegrinaggio è sempre l’ultima tappa. È come avviarsi al macello, essere gettati da bambini nei flutti di una piscina, farsi largo nei rovi prima di una radura irradiata da molti corpi celesti, fare il bianco senza sapere che sia possibile farlo, il bianco.

La prima sera (quanto tempo fa è successo? quante stagioni sono trascorse?), a Lucca, hai formulato una lista di domande: perché sono tornato? Che cosa vado cercando? Quali e quanti propositi ho, li so rendere chiari a me stesso? Quanto silenzio riuscirò a fare? Le tristezze che mi trascino da casa, quanti km reggeranno? Scivoleranno via da sole, o toccherà a me spingerle via? Riuscirò a dimenticare ciò che va dimenticato? E a conservare i lineamenti dei volti cari? A non giudicare? A dimenticarmi come mi chiamo, sulla prossima salita che sembrerà non avere fine? Sarò un essere umano migliore, o rifarò gli stessi errori?

Le prendi con te, le domande, negli ultimi metri. Le afferri, le comprimi, le fai stare tutte nel palmo sudato della mano, le abbandoni all’ombra del colonnato del Bernini. Che rispondano altri, se vogliono o credono di poter rispondere. Ne hai di nuove, ma non le dirai a nessuno, nemmeno al tuo diario. Le porterai a casa con te, ti faranno compagnia nelle notti insonni. Le prime notti, finito un cammino, sono sempre, inderogabilmente, insonni. Chi lo ha fatto, chi è tornato a casa, sa che è così. Lo accetti, non nei sei spaventato. Guardi il tuo zaino, gli scatti l’ultima foto di fronte alla Basilica, lo ringrazi, se solo potesse parlare, pensi. Chissà cosa mi direbbe, come me lo direbbe. Hai percorso 400 km a piedi in 17 giorni, hai mangiato, bevuto, dormito, scritto, chiacchierato, letto, fatto silenzio, cantato, molte azioni semplici, un elenco corposo di azioni semplici e semplificate, nulla di speciale. Sei un uomo come tanti, che ha semplicemente camminato perché ha la fortuna di avere un paio di gambe, con un’abbronzatura da muratore, un cesto di vestiti da lavare a fondo, qualche decina di fotografie da fare vedere agli amici pazienti, qualche pagina di diario improvvisata. E alcune altre cose, piccole, minuscole, molto speciali, che non si potranno dire.

[La Giustiniana – Basilica di San Pietro una quindicina di km per il gps, molti di più o molti di meno per chi li percorre o li percorrerà]
 

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4 risposte a Anche sulla #Francigena l’ultima tappa è segreta

  1. Lesa ha detto:

    Thanks for connbirutitg. It’s helped me understand the issues.

  2. valigiaepasseggino ha detto:

    Ho scoperto questo post (e, lo ammetto, anche il tuo blog, grazie a #InWebWeTravel e devo dire che merita davvero di essere fra i primi posti. Complimenti!!

  3. Pingback: La #Francigena che verrà. Spunti, impressioni, auspici. | luiginacci

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