A metà strada tra la penombra e la luce, sulla #Francigena

sulla via Formellese, verso Roma

sulla via Formellese, verso Roma

Sarà il meglio che avrò
camminare con te

Ivano Fossati, Parole che si dicono

Sei in provincia di Roma, a Campagnano. Ti svegli col cielo nuvoloso, pioverà? Non ti importa. Sai che la pioggia non è tua nemica, il sole nemmeno, nemmeno la canicola, la grandine, la neve, la nebbia, il vento. Puoi camminare con qualsiasi tempo, e puoi farlo non perché sei un eroe, ma soltanto perché il cammino ti ha insegnato a farlo (non c’è mai, proprio mai, eroismo in cammino). Fai lo zaino e vai in un bar a fare colazione e a scrivere. Accanto a te un gruppo di donne sulla cinquantina, parlano a voce alta, hanno vocioni rotondi, sbraitano, cerchi di concentrarti, fai fatica. Metti in cuffia un pezzo pianistico di un amico, Lorenzo, un amico con cui non hai mai camminato, ma la cui musica ti ha fatto spesso compagnia nelle tue viandanze. Riparti, una strada in salita, poi la Strada delle Piane, tra villette in vendita che già ti parlano di Roma (Roma oggi, terzo millennio) e incontri gli amici piemontesi. Li incontri ogni giorno, sono parte del tuo cammino, ormai. Li superi al tuo passo e ti dirigi spedito a Formello, dove ti fermi su una panchina a mangiare una focaccia, e poco dopo arrivano anche loro. Anche i 3 vicentini arrivano, vi salutate, scambiate qualche battuta. In cammino si creano molte famiglie, si trovano fratelli, padri, madri, sorelle, vincoli stretti basati solo sul pane spezzato, sul pavimento condiviso, sulle parole date e ricevute sul selciato. Non si parla dei propri lavori, né di soldi: sono cose superflue, quelle. Non trovano spazio nello zaino.

Gli altri mangiano e tu riparti. Attraversi il borgo incantato di Formello, una strada agricola, una valletta, e lì incontri Paul, partito da Canterbury, sulla cinquantina, al suo terzo mese a piedi, volontario di una associazione che si occupa di malati di Alzheimer, cerca di aiutarli col canto, incitandoli a tirare fuori le canzoni del passato, Bella ciao, ad esempio. Paul è un pellegrino che parla poco, è tutto centrato nel sentiero, basta vedere come sorride per capire con quanto equilibrio affronti il suo viaggio. Paul riparte, tu aspetti ancora qualche minuto, vuoi dargli spazio, sai cosa vuol dire camminare da soli, hai rispetto per la sua solitudine, e lui per la tua. La segnaletica ufficiale manda a sinistra e tu vai a destra, prendi la Formellese, poi tagli a sinistra, Parco di Veio dice il cartello, il sentiero è sbarrato ma tu vai comunque, ci sono molti rovi, molte immondizie, copertoni, elettrodomestici, preservativi, bottiglie, tu vai avanti comunque, senza arrabbiarti, e in breve ti ritrovi su una strada asfaltata che ti porterà a La Storta. La Storta è brutta, ma tu non dormi qui, come invece ti capitò 5 anni fa. Hai trovato un appartamento alla Giustiniana, su internet, proprietaria triestina, e sarà perché avete iniziato subito a parlare in dialetto, insomma la signora te l’ha dato, anche se di solito non lo dà soltanto per una notte. Ci starete in 8: tu, i piemontesi e la pellegrina milanese in bicicletta di ieri, Elena.

L’appartamento ha 4 posti letto, voi siete in 8. Un problema? Assolutamente no. Cenate, chiacchierate molto di fronte al tramonto, alla fine tu prendi il tuo materassino e ti metti in terrazza a dormire, una meraviglia. Pensi a quanto poco ti manchi il tuo letto comodo, a quanti oggetti (e libri) inutili hai a casa, a quanto sia accogliente il pavimento di una terrazza, quanto sia vicino il cielo visto dal tuo sacco a pelo. Domani tutto finisce, è un pensiero di un attimo, non ti fa paura (anni fa, sì). Sei felice di essere con queste persone, sei felice di arrivare, sei felice di tornare a casa (pensi alla parola felicità, a quanto poco spazio trovi nelle conversazioni e nei versi di molti poeti italiani, sai che per molti di essi questa tua scelta, di stare sulla strada, è incomprensibile, un allontanarsi dalla poesia, un perdere tempo imperdonabile). Lì ti aspetta la tua famiglia, i tuoi amici, la tua compagna, altre cose che restano a metà strada tra la penombra e la luce. La tua compagna è stata al tuo fianco durante tutto il viaggio, non l’hai mai sentita distante, pensare a lei ti ha dato forza, ti ha dato la carica sulle salite, ha reso salde le tue ginocchia in discesa, ti ha aiutato a rimanere centrato sul margine delle statali, ti ha portato lo zaino quando era troppo pesante. Lo zaino è pesante quando tu sei pesante. Tu grazie a lei sei più leggero. Domani penserai a lei, a San Pietro.

[Campagnano – La Giustiniana 23 km e rotti, solo una salita in uscita da Campagnano, l’idea della fine prende corpo]

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