Amicizia e silenzio. Serve altro sulla #Francigena?

tombe della necropoli di Sutri

tombe della necropoli di Sutri

uomini sempre poco allineati
li puoi pensare nelle strade di ieri
se non saranno rientrati

Ivano Fossati, La musica che gira intorno

Lasci il centro parrocchiale di Sutri prima degli altri, alla ricerca di un bar dove fare colazione e scrivere. Il cielo è nuvoloso, la prima volta da Lucca. Apri le mani e conti: è il tuo quindicesimo giorno di cammino. È tanto? È poco? Per chi vede questo tempo da fuori, potrebbe sembrare poco. Per te, che nel cammino sei dentro, preso e rappreso, è un tempo espanso in ogni direzione, al punto che fatichi a ricordare il momento la partenza. Stamattina ti sei svegliato senza voglia di andare, come se fossi in viaggio da mesi. Sai già che è una sensazione transitoria, che appena metterai lo zaino in spalla assaporerai di nuovo il gusto della strada, respirerai a fondo, spalancherai gli occhi, ti sentirai investito dal desiderio di possedere ogni centimetro di terra, di corteccia, di pietra e di asfalto e di qualsiasi materia costituisca il mondo. È il quindicesimo giorno, ma potrebbe essere il centesimo. Il cammino è tutto nella tua testa. È la tua testa che ti fa accelerare o potrebbe, da un momento all’altro, piantarti in mezzo alla provinciale, i piedi inchiodati, e tutto sarebbe finito.

Parti, con molta calma, e dopo 500 metri ti rendi conto che ti manca qualcosa. Il bastone, cazzo! Esclami. Hai lasciato il bastone alla parrocchia. Una persona normale farebbe dietrofront, suonerebbe in canonica e lo riprenderebbe. Ma tu non sei una persona normale, sei uno strano miscuglio di piedi e versi e visioni di un futuro utopico tutto da costruire, per cui ti siedi, rifletti. Cosa ti ha insegnato il cammino? A ringraziare per tutto ciò che ti viene donato. E ti ha insegnato a lasciare le cose, e tra le cose i doni, anche quelli più cari. Quel bastone è bello, è stato un dono inaspettato, vorresti riportarlo a casa e regalarlo. Allo stesso tempo: potresti camminare nei prossimi giorni senza quel bastone, fare ritorno a casa sentendoti appagato, proiettato in avanti, leggero? Sì. Puoi farlo da te un bastone, lavorarlo con pazienza, e regalarlo? Sì. Allora è inutile tergiversare. Ti alzi dal muretto su cui ti sei seduto, prendi lo zaino e continui. Auguri buon cammino al tuo bastone. Ti auguri che lo trovi un pellegrino che ne abbia bisogno, che insieme facciano felicemente molta strada.

Costeggi la necropoli di Sutri, fai un brutto pezzo di Cassia e ti infili in una strada secondaria a destra. Ti squilla il telefono, rispondi. Hola, dice qualcuno dall’altra parte. Al principio non riconosci la voce, poi basta una battuta, e gridi: Juan! Juan, l’amico spagnolo conosciuto sul Camino del Norte nel 2011, con cui hai camminato assieme nel 2012 sul Camino del Salvador, che hai rivisto l’ultima volta a Bilbao un anno e mezzo fa. È da quella volta che non vi parlate. Juan ha letto il tuo diario, ti dice, ha letto che eri triste, che ti sentivi solo, e ti ha chiamato. Non te lo saresti mai aspettato, è una sorpresa bellissima. Ti chiede come sta andando la Francigena, poi rievocate alcuni aneddoti, infine ti dice che non vuole perdere i contatti con te. Anch’io non voglio, gli dici. Nessuno di voi 2 ha mai mantenuto i contatti a lungo con gli altri pellegrini. Volete che questa sia un’eccezione. Quando vi salutate, prendi a camminare con una allegria che non avevi da giorni. Pensi a quanto possa essere forte un’amicizia nata in cammino, che non ha nessuna utilità, nessun fine, tra 2 persone che si vedono pochissimo,che non si parlano quasi mai, e che nonostante ciò si pensano e si vogliono bene. Un’amicizia per l’amicizia.

Il sentiero per Monterosi passa in mezzo a un noccioleto, poi si fa strada bianca che costeggia il centro nazionale di golf, e qui la vegetazione cambia, ci sono pioppi e salici, si vede che ti stai avvicinando a una zona lacustre. Arrivi a Monterosi, fai una sosta in bar, ci sono dei lavoratori dei campi che parlano tra di loro a voce alta, si mandano a quel paese, per ridere. Devi adattarti lentamente al volume delle voci: via via che ci si avvicina a Roma si alzano, si sollevano clamorosamente, al punto che nei bar in cui ti fermi per scrivere sei costretto a metterti le cuffie per concentrarti. Prima di pagare senti al notiziario radio la notizia della morte di Robin Williams. Ti incazzi appena senti parlare di depressione, di cause che avrebbero potuto spingerlo al suicidio, di alcolismo, problemi di droga. Già te l’immagini la gente giudicante, sulla cattedra, ma con tutti quei soldi, ma cosa gli mancava, ma come si può, chissà che vita maledetta faceva eccetera. Ti rimetti in cammino pensando alla solitudine di un uomo. La puoi percepire quella solitudine, è la tua. Sei in cammino anche per farci i conti, per misurarti ad essa e per farti, da essa, misurare. Lasciatelo stare, pensi. Lasciatelo disfarsi nella terra, fate silenzio, non sapete fare silenzio. Che cosa avete sempre da dire, di così rilevante, al telefono, via email, al bar, in spiaggia. Fai silenzio tu, prima di tutto e prima di tutti, pensi.

Sarà perché stai freneticamente pensando a come avvicinarti a quel silenzio, ti ritrovi sulla Cassia, come 5 anni fa. Volevi andare per l’interno, stavolta, ma oramai non puoi tornare indietro, sarebbe troppo pericoloso. Vai veloce, fino a svoltare a sinistra per Campagnano. Da lì in meno di un’ora sei al centro parrocchiale. C’è un gruppo molto grande, di 35 persone, ma c’è comunque posto sia per te che per i piemontesi. Qui il prete, don Renzo, accoglie tutti. Si dorme a terra, embè? Vi ritrovate in 8 (l’ottava è una pellegrina milanese in bicicletta, Elena) in una stanzetta di 15 mq, stivati con i vostri materassini come sardine, e nessuno che si lamenti. Pensi alla vita fuori da qui, alle lamentele delle persone in coda al casello, in fila alla posta, poco latte nel caffè macchiato, il vino è troppo caldo, non c’è parcheggio fino a lì a piedi che palle, la stanza è piccola, il bagno non è pulitissimo, una fila, molte file di lamentele quotidiane, e pochi sorrisi, pochi ringraziamenti, poche strette di mano. Cenate: pane, formaggio, prosciutto, acqua, vino. Siete assieme, come se foste una compagnia di amici che si conoscono da anni. Serve altro? Buonanotte.

[Sutri – Campagnano km 21, molto asfalto, molte macchine, ma si spezza il pane alla fine]

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in laic pilgrimages e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Amicizia e silenzio. Serve altro sulla #Francigena?

  1. Pingback: La #Francigena che verrà. Spunti, impressioni, auspici. | luiginacci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...