Regali, sulla #Francigena

Pietre lanciate, a Bolsena

Pietre lanciate, a Bolsena

io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare

Ivano Fossati, C’è tempo

La coppia toscana ha puntato la sveglia alle 5.30. Ti svegli e non prendi più sonno, per cui ti alzi, fai lo zaino e poco dopo le 6 sei già a fare colazione. Ci sono i lavoratori addetti alle pulizie che spazzano via il casino della notte bianca. C’è una fontana in piazza Santa Cristina, riempi le bottiglie, solo poi ti accorgi che l’acqua non è potabile. Le svuoti e parti pensando che ne troverai un’altra. Dovresti andare a sinistra ma decidi di fare un pezzo di Cassia (nuova) per poi buttarti a destra in qualche sterrato e cercare una via che costeggi il Lago di Bolsena. Ci provi 1, 2, 3 volte. Niente da fare: canneti o proprietà private ti impediscono di passare. Le proprietà private non ti piacciono proprio, non riesci a fartele piacere, la terra è di tutti, come l’acqua, dovresti poter passare ovunque, liberamente, senza rischiare di prendere una fucilata nella schiena, o di impigliarti i pantaloni nel filo spinato, o di essere rincorso, sgridato, allertato, denunciato. Ti viene in mente la Versilia, ci passasti a piedi nella Francigena del 2009: trovare un passaggio per la spiaggia pubblica ti portò via tempo e buonumore. Stavolta no, non ti vuoi incazzare, per cui desisti, torni sulla Cassia (nuova), ti fermi a contemplare il fenomeno geologico delle “pietre lanciate” e poco dopo la frazione di sant’Antonio e la zona del Gran Carro viri a sinistra su una strada bianca che in breve si impenna alla grande. Un muro! E sia. Sali ridendo. Non hai l’acqua, non hai costeggiato il lago, non hai fatto il bagno, ti sei perso i Monti Volsini, il sentiero naturalistico nel Parco di Turona, e ora ti becchi il muro. Bravo mona! Cammina.

Arrivi al centro delle guide equestri ambientali, lo superi e prendi la strada bianca a destra. Ritrovi i segni, bene. Arrivato alla strada asfaltata trovi un cartello con scritto “quercia del pellegrino”, una minuscola area di sosta, è lì per te, ti siedi. Hai sete. E come sempre accade in cammino, ecco che la sete viene placata. Sbuca un signore di fronte a te, lo chiami e gli chiedi dell’acqua. Certo, ti dice, e ti indica il rubinetto del lavatoio. Le vuole un po’ di prugne? Ti chiede. Come si possono rifiutare? Gli chiedi a tua volta. Poi inizia una chiacchierata lunga almeno un’ora. Paolo si chiama, professore liceale di matematica e fisica in pensione, torinese, avrà circa 65 anni, portati bene. Vi date del lei tutto il tempo, ma è un lei affettuoso, che non si usa più. Ti chiede di dove sei, quando dici Trieste gli torna in mente una parte della sua vita, di quando nella tua città ha fatto il commissario agli esami di maturità, e da come ricostruite assieme il quadro, pare proprio nel tuo liceo scientifico. Poi ti racconta della Cassia antica, che passa al lato della sua casa. Anzi, la sua casa è fatta (anni ’20) con le pietre della Cassia antica, te le fa vedere. 150 kg l’una, dice, e le sollevavano le donne, dice. Pensi a quelle donne, alle spalle che dovevano avere, gli avambracci, la circonferenza dei polsi. Pensi a quanto hanno faticato le donne e gli uomini prima di te, fatica fisica, forse anche per questo cammini. Per provare a metterti, almeno in parte, in quei corpi. Poi Paolo ti parla del brigante Domenico Tiburzi, della vecchia Cassia che corre a fianco dell’antica, della gente che corre in automobile si schianta davanti a casa sua, e avanti così. Alla fine ti indica una variante, una stradina privata ad uso pubblico, e ti saluta come ti saluterebbe tuo padre. Con sguardo benevolo. Paolo è un brav’uomo, pensi. Deve essere stato un gran bravo professore. Uno di quelli che non si scordano.

In un’oretta arrivi a Montefiascone. Hai fatto pochi km, una quindicina, però hai voglia di fermarti, rilassarti, leggere e scrivere un po’. Vai al monastero delle benedettine, lo stesso in cui dormisti 5 anni fa, nel pieno centro storico. Ti accoglie una suora africana, molto ma molto sorridente. Ti porta alla tua camera, ti informa sui prezzi, ti chiede se vuoi mangiare. No, le dici, grazie, non serve. Fatto sta che dopo un’ora torna con un vassoio enorme, pasta col sugo, roastbeef, carciofi in umido, frutta, acqua fresca. Mi spiace, non è un granché, ti dice, buon appetito. Ti ha regalato un pasto, e che pasto, non sai come ringraziarla. Cose che capitano in cammino. Poi ti stendi a letto, ascolti musica, dormi, scrivi. Montefiascone l’hai già vista 5 anni fa, non ti va di fare il turista ora. In generale, il pellegrino non ha mai la voglia e il tempo e le energie per fare il turista. Annota, intravede, scorge, poi tornerà nei posti, con altre vesti, se lo vorrà.

Esci e ti metti a vagare. Fuori dal centro storico c’è una piccola fiera gastronomica. Incontri il gruppo di piemontesi, ti siedi con loro. Ti piacciono, sono inclusivi, ti ricordano i Rolling Claps. Prendi un panino con prosciutto crudo e pecorino allo stand sardo, un panino spettacolare. L’odore e il sapore del pecorino ti accompagneranno tutta la notte. Dovete rientrare alle 21, coprifuoco rigoroso in monastero, ma ancora non è finita. In Corso Cavour c’è un negozio di bastoni in legno, lavorati e incisi a mano. Non trovi quello che ti serve. Finché nell’angolo, abbandonato, ne vedi uno che ti piace, un austero bordone da pellegrino. Quanto viene? Chiedi. Il proprietario ti guarda e ti dice: prendilo, è tuo. Il bastone, come l’acqua, pensi, non si paga. Sorridi. Il cammino non smette mai di fare regali. Quel signore non sa quanto sia grande un dono del genere per chi, come te in questo momento, tiene stretta la propria vita tra le dita dei piedi. Ringrazi, dai la mano a tutti quelli che sono all’entrata del negozio, e col tuo bastone di orniello te ne vai al monastero. I piemontesi, premurosi, ti aspettano alla porta. Entrate, chiacchierate un po’, poi li saluti e te ne vai a dormire. Anche oggi hai ricevuto più di quanto tu abbia dato.

[Bolsena – Montefiascone 18 km, tappa di regali]

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2 risposte a Regali, sulla #Francigena

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