Acqua e pane e umanesimo, sulla #Francigena

Lago di Bolsena

Lago di Bolsena

Proprio sul filo della frontiera
Ivano Fossati, Pane e coraggio

L’oca Anda ti dà il buongiorno inseguendoti. Caffè, the, latte, non ti fai mancare niente. Saluti Piero, Antonella, Agnese, gli animali, dicendo loro che vi rivedrete. Esci da quello che fu un lazzaretto e oggi è un’oasi, lasci Centeno, 100 miglia prima di Roma, la vecchia dogana. Alla dogana tu sei abituato, ci sei nato, è un po’ come partire da casa. Entri nella Cassia (nuova), ti metti in modalità marcia serrata, attraversi a 6.5 km/h la Val di Paglia, da un ambulante campano prendi 2 banane e 2 pesche noci per 50 cent, fai una breve salita che picchia duro e sei ad Acquapendente. Ti serve silenzio, dopo tutte quelle macchine: entri nella chiesa di San Francesco (dall’abside un fascio di luce ipnotica), in quella di Sant’Agostino, infine nella Basilica del Santo Sepolcro, dove viene conservata nella cripta, si dice, una pietra venuta direttamente da Gerusalemme. Secondo caffè, un po’ di Cassia (nuova), poi ti butti a destra in un campo di pannelli solari e girasoli. Sei veloce, un po’ troppo, pensi, così ti fermi.

Domande del mattino: quante persone ti hanno salutato oggi? Due uomini col trattore, un ciclista anziano. Quanti ti hanno augurato buon cammino, dall’inizio, a parte qualche pellegrino e qualche ospitaliere? Nessuno. Ti inizi a dispiacere, per cui ti alzi, metti il cappello e parti. Non sei qui per lamentarti. Ad un bivio la solita babele di segni, vai a sinistra, ti ritrovi di nuovo sulla Cassia (nuova), di fronte a te 2 cartelli francigeni che mandano in direzioni opposte. Ti affidi alla ragione e vai a destra, e in mezz’ora sei a San Lorenzo Nuovo. Vai all’ultimo bar del paese a prendere un po’ di ombra, bicchierone di acqua frizzante da mezzo litro, con limone. Fai per pagare e la ragazza non capisce. Che, voi pagà l’acqua? Sorridi. Le dici che dalle tue parti l’acqua al bar si paga. Lei non si capacita, monta una discussione con altri avventori. Tutti a meravigliarsi, l’acqua nun se paga, nun se po’ pagà, dicono. No che non si può pagare, pensi, e te ne vai ringraziandoli. Ti appunti il nome del bar: “Cavallino Rosa”. Le cose buone vanno ricordate.

Marciapiede lungo Cassia (nuova), poi 3 opzioni, gran confusione. Resti in Cassia (nuova) ancora un po’ e finalmente la lasci per prendere una strada bianca a sinistra. A parte la polvere alzata da alcune macchine olandesi e tedesche, ti restano in mente: cerro monumentale con targa commemorativa del pasaggio della Guardia Svizzera, gatto-guida guardingo, ulivi che nemmeno in Puglia, barca spiaggiata tra gli ulivi (!), cani da caccia miseramente rinchiusi nelle gabbie, cavallo che fa amicizia con il tuo zaino, fontana accanto ad edicola nel bosco, sete, molta sete, molto caldo. Entri a Bolsena, ti avvii spedito al convento del Santissimo Sacramento, ti accoglie una suorina molto cordiale, piccola e ingobbita come era la tua cara nonna Livia. Vai a prendere la tua branda, ritrovi il gruppo di pellegrini della provincia di Novara, i 2 olandesi e una coppia di toscani. Il gruppo di piemontesi, ovvero Elena, Massimo, Nicolas, Gloria, Mariachiara e Dario, ti invitano ad aggregarti a loro per cena. Dici di sì con piacere.

A cena parlate di Balcani, di guerra, di volontariato. Dovete rientrare alle 22, nonostante in paese ci sia la notte bianca. Prima di dormire, come di consueto, i piemontesi leggono dei passi di commento del Vangelo, pregano, cantano. Ti invitano a pregare con loro. No, però resto qui ad ascoltarvi, dici. Non sono per niente fanatici, anzi, vivono la loro fede con allegria e leggerezza, soprattutto con molta discrezione. Questo ti piace, e ti piace ascoltarli. Pensi a tutti i cammini che hai fatto, alla fede che non hai trovato. Ogni cammino ha rafforzato in te la fede nell’uomo, con la u minuscola. Continui a chiederti perché non si possa cercare una vita semplice, di rispetto degli altri, di condivisione, di amore per ciò che ci contiene e ciò che conteniamo, senza credere in un dio. Senza prospettive di ricompense in un’altra vita. Spezzare il pane, far di chi hai di fianco un compagno, senza pensare che ci sarà un’eternità in cui godere, di una luce in cui disfarsi. Godere solo di quel pane spezzato, qui e ora. Stare sulla strada dell’umanesimo, con la u minuscola.

[Centeno – Bolsena, 29 km, l’unica salita rilevante prima di Acquapendente]

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in laic pilgrimages e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Acqua e pane e umanesimo, sulla #Francigena

  1. Pingback: La #Francigena che verrà. Spunti, impressioni, auspici. | luiginacci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...