Comizi d’amore, sulla #Francigena

Poca ombra, molta luce dopo Isola d'Arbia

Poca ombra, molta luce dopo Isola d’Arbia

Come si ammaina la bandiera
Come si ammaina l’orgoglio
Alla stessa maniera

Ivano Fossati, Ho sognato una strada

La colazione in ostello è servita alle 7.30. Scendi puntuale e ti trovi di fronte alla ressa. Respiri a fondo e ti metti in fila. Ci metti un’oretta per rientrare nelle tue facoltà. Parti e senti che le gambe vanno, ma vanno veramente, molto di più di quanto potessi sospettare. Superi turisti, badanti, ragazzi diretti all’Università per Stranieri, podisti amatoriali. Non ti puoi controllare, vai forte. Chi ha fatto dei cammini di più giorni o di settimane potrà capire. C’è chi dice che il cambio avvenga il quarto giorno, chi dopo una settimana. Tu non sai quando avvenga, ma sai che prima o poi avviene. È un cambio di passo potente, puoi spingere al massimo, puoi galoppare, potresti forse nitrire, ma eviti di provare. Questa forza che viene dal corpo la devi tenere sotto controllo. Può dare alla testa, ti può far pensare di essere qui per stabilire primati, per arrivare presto all’ostello, per superare chi va più lento di te. Tu sei qui per restare il maggior tempo possibile sulla strada, goderti le ore di luce e le raffiche di vento e i mutamenti repentini di prospettive. E per qualsiasi ragione tu sia qui, di sicuro non sei qui per trascorrere il tempo chiuso in una stanza. Pensi a quelli – capita soprattutto in Spagna, la “carrera de las camas”, dicono i veterani – che si alzano all’alba per arrivare presto e sperare di trovare posto. Arrivano al’ora di pranzo, così passano mezza giornata buttati sul letto o al telefono. Tu non sei migliore di loro. Però no, non vuoi essere come loro.

Passi Porta Camollia, Piazza del Campo, Porta Romana e sei fuori. L’uscita da Siena è dolce, se paragonata all’uscita da altre città. Ti fermi dopo 2 ore per un caffè, in un bar in zona Renaccio: hai fatto 11.5 km. Che fai, ti compiaci? Idiota. Bevi e riparti. E così vai, con passo più tranquillo, verso la zona industriale. Lì incroci ben 9 pellegrini in un colpo solo. Un gruppo di 6 da Novara, uno da 3 di Vicenza, giovani, sotto i 30 anni. Sei contento. Chi ha camminato da solo lo può capire: vai col tuo passo e con il passo dei tuoi pensieri, ciò ti rende felice, però ti manca, a volte, di non poter parlare con qualcuno. Per cui la speranza di fare delle amicizie ti alleggerisce. Sorridi proprio, come un mona, si direbbe a Trieste.

Ad Isola d’Arbia un uomo ti fotografa da lontano. Sono un panda? Sorridi, ti piace pensare che quella fotografia finirà in una cameretta, sopra il letto di un ragazzo che, da grande, si metterà in cammino. Tu sei solo un uomo che va a piedi, però per i camionisti, gli automobolisti, i motocicilsti, per tutti coloro che vanno veloci, tu sei una variabile impazzita. Si voltano e ti fissano per lunghi secondi, rischiando di andare a sbattere. Stanno andando al lavoro, o in ospedale, o in palestra, ovunque stiano andando sono chiusi nei loro abitacoli, annoiati o frustrati o stanchi, vorrebbero essere da un’altra parte, e quella parte sei tu. Inculchi in loro, senza volerlo, l’idea della fuga. Abbandonare la famiglia, la casa, il lavoro, ricominciare una vita nuova all’aria aperta, senza avere il terrore di essere schiacciati dal cielo. Questo dovrebbe fare la politica: mostrare nuove vie da battere, liberazioni. Fa più politica un uomo in cammino che decine di partiti. Camminare è fare comizi politici. Comizi d’amore – che poi è la stessa cosa. Lo pensi da anni, continuerai a pensarlo.

Imbocchi una strada bianca in salita, ed entri in un’altra dimensione. Procedi lungo il crinale di colline coltivate a grano e girasoli, hai una visuale a 360 gradi, il mondo si apre d’innanzi al tuo piccolo sguardo. Non c’è un’ombra, fa caldo, allora ti metti a cantare. Ah che gioia poter cantar camminando, e non avere vergogna, stonare e inventare le parole, e non pensare di potere essere giudicati, pensare semmai che così bisognerebbe andare a morire, saltellando sulle proprie gambe e spargendo la propria voce, essere un corpo libero che si annulla amorevolmente. Ma non muori, per il momento, e cantando arrivi a Quinciano, dove trovi una panchina, l’ombra, una fontana. Saluti un signore anziano a pochi metri da te, saluti il cane sonnecchiante, vorresti salutare chiunque passasse di là. Come fare a spiegare questo desiderio di vivere a pieno ogni minuto? Immagini i tuoi amici scrittori rinchiusi nei loro studi, davanti al pc. Immagini Thoreau, che camminava e scriveva ogni giorno della sua vita, diceva che le ore passate a scrivere e quelle passate a camminare dovevano equivalersi. Di che cosa si può scrivere, pensi, se si sta rinchiusi tutto il giorno in una stanza? Si possono fare libri che citano altri libri. Tu vuoi citare queste colline, ecco perché sei qui.

Gli ultimi km sono paralleli alla ferrovia. Arrivi a Ponte d’Arbia alle 17, superi il ponte e sei al Centro Cressi. C’è una sacco di gente, praticamente prendi uno degli ultimi letti disponibili. Per molti di loro è la prima tappa. Vedere questo caos ti riporta al Cammino di Santiago, alle resse di fronte ai bagni, agli accrocchi di sacchetti e scarpe e calze e oggetti incomprensibili ammonticchiati sotto e al lato dei letti. Sei venuto sulla Francigena per trovare poca gente, e ora inaspettatamente ne trovi tanta. Che fare? Di’, che vuoi fare, lamentarti? Se volevi stare da solo potevi andartene a camminare in Slovenia, a un paio di passi da casa. Quello che differenzia il cammino dal trekking è proprio questo: l’insieme di molteplici umanità che condividono spazi angusti, che si aiutano a vicenda, e che naturalmente si infastidiscono a vicenda. Te lo ricordi, e subito ti senti meglio. Ti docci, vai ad asciugare i panni, scrivi un po’, poi vai al ristorante di fronte. L’ospitaliere te l’ha consigliato, e degli ospitalieri tu ti fidi. Menù pellegrino, 15 euro: antipasto a base di focacce, zuppa di farro e fagioli, grigliata di carne, ceci per contorno, acqua e caffè. Sei molto, ma molto felice. E molto pieno. Senti un amico al telefono – il Timbalero, poeta, camminatore, amico – poi paghi e vai a dormire. In camera c’è chi russa, chi scrive al telefono, chi si rivolta nel sacco a pelo. Una volta, ai primi cammini, ti infastidiva una situazione così. Ora no, ora ti rallegri. Siete insieme, non vi conoscete, avete la stessa meta, siete esseri umani. Basici. Buonanotte.

[Siena (Ostello della Gioventù) – Ponte d’Arbia 30 km spaccati, una meraviglia]

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