Si prendono cura di te, sulla #Francigena

quelli che vogliono incontrarsi, si incontrano

quelli che vogliono incontrarsi, si incontrano

Si vive di lenta costruzione
Ivano Fossati, Discanto

Non hai mai scritto durante il cammino. Tenti di farlo ora, per la prima volta. È difficile perché, anche se da fuori potrebbe sembrare assurdo, manca il tempo. Fare lo zaino, fare colazione, controllare le mappe, mettersi in marcia, osservare il paesaggio, quello esterno, quello interno, salutare e venire salutati, fermarsi a parlare con gli umani, con gli alberi, con i cani, entrare nelle chiese, nei bar, fermarsi a leggere sotto una quercia, fare foto, prendere qualche nota, mangiare, riposare, rimettersi in marcia, e di nuovo tutto daccapo, fino al tetto che ti proteggerà. Quando hai tempo, è ormai sera, sei stanco. Devi riposare, sennò il giorno dopo i piedi non gireranno. Scrivere in cammino è difficile.

C’è il mercato ad Altopascio. Senti dialetti meridionali, lingue straniere, parlate locali. Ti mette allegria. Esci e poco dopo abbandoni la strada per addentrarti nel Parco delle Cerbaie. La via Francigena, nel tratto toscano, è stata da poco messa totalmente in sicurezza. Ci sono voluti anni e 13 milioni di euro, hai letto. Sono stati denari pubblici ben spesi. Da fuori potrebbe sembrare di no, ma da dentro, dal cuore della strada, ringrazi chi ha scelto di investire così i soldi di tutti, di non averli dirottati sull’Alta Velocità, su opere pubbliche inutili o dannose. Cammini tranquillo, senti che si sono presi cura di te. Il Parco delle Cerbaie è un tripudio mescolante di farnie, ontani, pini marittimi, felci. Purtroppo anche qui la robinia si è insediata, e molto rapidamente. Anche alzi gli occhi dallo schermo in questo momento te la ritrovi davanti e ai lati, assieme ad un paio di cipressi.

Arrivi a Ponte a Cappiano e trovi una piazzetta che pare di stare in Sicilia. La rosticceria ambulante, 10 crocchette 1 euro, la frutta allo stesso prezzo a pochi metri, il bar sotto il cui tendone gli uomini si riparano dal sole. 2 anziani con gli stuzzicadenti in bocca, altri 4 che giocano a carte, 2 signori che leggono la Gazzetta dello Sport, che si infervorano a discutere di tattiche e allenatori. Nessuno attaccato al cellulare. Si parla, si fa silenzio. Parlano tra di loro e si passano i silenzi l’un l’altro. Perché dovrebbero avere bisogno di telefonare a qualcuno, di mandare un sms, di scrivere una cazzata su facebook, come fai tu? Anche quando bestemmiano hanno una certa -scontrosa – grazia. I toscani, in questo, sono insuperabili.

Superi il ponte, pensi all’Armata Brancaleone che su questo ponte passò, e non possono non venirti in mente i Rolling Claps, la brigata scalcinata e allegra di viandanti con cui da anni ti accompagni. Pensare agli amici, mentre cammini, non è come farlo da fermi. Camminando le sagome dei tuoi amici si ingrandiscono, ti sono al fianco con le loro smisurate grandezze, si prendono cura di te. Giri a sinistra e sei sull’argine, poi giri a destra e ne prendi un altro, gli argini sono delle vie miracolose. Certo, ci trovi le piante invasive, come l’immancabile robinia, ma pure gli uccelli acquatici, con quel loro timido e timoroso modo di stare al mondo, il sollevarsi di scatto al percepire il tuo arrivo, il loro convulso sbattere d’ali. Ti incitano ad aumentare il passo, ti danno il ritmo, e ti ricordano che sei un migrante. Gli argini ti fanno entrare dolcemente a Fucecchio, dove una signora dai capelli rossi ti saluta. È la prima persona che ti saluta, oggi. Sali al paese, ti fermi in bar per ordinare l’ennesima acqua frizzante col limone, qui ti chiedono 1 euro. Poi alzi la testa e scopri la casa natale di Indro Montanelli. L’Arno è a pochi passi, lo superi, svolti a sinistra, ti imbatti in dei bambini cinesi che giocano. Non è la prima volta. Oramai a giocare in strada vedi solo cinesi, o altri bambini stranieri. Quelli italiani sono chiusi in casa, ipervigilati, protetti non si sa da cosa e da chi. Dalla strada? La strada è accogliente, se tu sei accogliente. E allora evviva i bimbi cinesi! Evviva i bimbi rom, i bimbi albanesi, i bimbi rumeni! Speri che vadano a suonare i campanelli delle case in cui sono rinchiusi i bimbi italiani, che li invitino a scendere, che si prendano la strada tutti assieme. Se avrai un figlio, lo affiderai alla strada, pensi.

A San Pierino la strada la perdi. Rischi di essere investito ad una rotonda, poco dopo ti rimetti sulla via giusta, quella lontana dai camion. Abbiamo fatto l’Italia, si diceva, ora s’ha da fare gli italiani. Ecco, la Francigena l’abbiamo fatta, ma i francigeni? Su questo bisognerà lavorare, nei prossimi anni. Sapendo che i convegni, i corsi e gli eventi sono utili, diffondono e promuovono, ma basteranno fino a un certo punto. La gente qui sa della Francigena, sì, però sapere non basta, bisogna averne fatta esperienza sul proprio corpo, bisogna avere camminato e avere chiesto dell’acqua, avere sofferto il calore del mezzogiorno e la pioggia che non cessa, avere dormito male sotto un portico, bisogna insomma tornare ad essere quello che siamo stati. Almeno fino a 50 anni fa. La gente di qui deve capire che ha, a pochi metri dalla propria casa, non un sentiero, quanto un’altra possibilità di vita, il legame diretto con le generazioni precedenti, con tutto ciò che è avvenuto di mirabolante dopo le guerre e le carestie, dopo le macerie. Se uno torna a far esperienza dell’unione tra gli uomini dopo le macerie, si fermerà prima delle strisce, tirerà giù il finestrino, saluterà con un colpo di clacson, ti chiederà quale buona nuova porti, forse ti inviterà a casa sua. La viandanza è la danza che si fa tra le macerie, quando tutto deve ricominciare.

Arrivi a San Miniato Basso. Ti accoglie ancora una volta La Misericordia. Poi affiva Mario, l’hospitalero, con un attestato per te. C’è il tuo nome sopra. Lo ringrazi. Si è preso cura di te. Ci sono 3 nuovi pellegrini. Un giovane al suo primo cammino, e una coppia di veterani, che hanno fatto Santiago molte volte, adictos, come sei tu. Ti salutano subito, sorridono, lo fanno perché, come te, hanno imparato a sorridere in quel modo in Spagna. Vai a dormire contento. La tappa è stata bella. Hai parlato con qualcuno. C’è gente che si è presa cura di te, senza sapere tu chi sia, quale sia il tuo lavoro. Pensi che la vita, vissuta così, con questo sudore, questa polvere e queste parole, sia tutto ciò a cui puoi aspirare.

[Altopascio-San Miniato Basso: registri 28 km, qualche piacevole saliscendi]

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in laic pilgrimages e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Si prendono cura di te, sulla #Francigena

  1. Pingback: La #Francigena che verrà. Spunti, impressioni, auspici. | luiginacci

  2. lucia ha detto:

    Grazie.
    Per il tuo saper scrivere cosi’ bene, per riuscire a farmi sorridere e camminare con te.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...