Prenditi cura di te, sulla #Francigena

San Michele in Foro, Lucca

San Michele in Foro, Lucca

 

e siamo piccoli, mediocri viaggiatori soli  (Ivano Fossati, Lusitania )

Piove a Lucca. È quasi sera. Sei in una stanza spettacolare, tutta per te, alla Misericordia. Un appartamento solo per pellegrini, in cui ciascuno offre ciò che può, a pochi metri dalla chiesa di San Michele in Foro. La svettante statua di San Michele laddove una volta c’era il foro romano. Esci, vai alla chiesa. È chiusa, ovviamente. Ti fermi a guardare. Da lontano ti pare San Giacomo con la bisaccia (con le ali, eh: miracolo dell’autosuggestione). Pioveva, ha smesso, sta per piovere di nuovo. Pensi al Volto Santo, conservato nel Duomo di San Martino, e a come sia divenuto popolare in tutta Europa, a come sia finito impresso sulle monete. Il foro, i commerci, le monete, i santi, le reliquie, tutto insieme, tutto tiene. Ecco qua, signore e signori: il pellegrinaggio.

Ti viene in mente un articolo che hai letto qualche giorno fa: a Sarria, cittadina a 100 km da Santiago, ha aperto il 17esimo ostello per pellegrini. 13.508 abitanti, dice Wikipedia, 17 ostelli. Guerra tra gestori per accaparrarsi i clienti (sì, i clienti): pubblicità nei cespugli, tra i rami, sopra e sotto i sassi, in mezzo al sentiero. Tutti a strapparsi i capelli e ad esclamare “oooooooh”, ” che schifo”, “che vergogna”, “non c’è più il cammino di una volta”. Invece sì, anche una volta era così. Gli osti delle locande di Ferrara venivano a prenderseli a Treviso e a Padova, i pellegrini. Perché portavano soldi, esattamente come li porti tu, in questo momento.

Sei sulla Francigena. La prima volta fu alcuni anni fa. Incontrasti 20 pellegrini in poco meno di 1 mese. Quanti ne incontrerai stavolta? Per il momento 2, coppia di francesi in bicicletta, sulla cinquantina. Veterano del Cammino di Santiago lui, Carmelo, genitori spagnoli, con una buona parlantina. Taciturna lei, di lei non saprai nulla fino al momento dei saluti. Solo il nome: Agnese. Qui non c’è la bolgia che c’è in Spagna. Parlate di questo. Si parla ormai sempre di questo, tra viandanti. Forse se ne parla troppo. O semplicemente si parla troppo. Di più: tu parli troppo.

Perché sei tornato? Che cosa vai cercando? Quali e quanti propositi hai, li sai rendere chiari a te stesso? Quanto silenzio riuscirai a fare? Le tristezze che ti trascini da casa, quanti km reggeranno? Scivoleranno via da sole, o toccherà a te spingerle via? Riuscirai a dimenticare ciò che va dimenticato? E a conservare i lineamenti dei volti cari? A non giudicare? A dimenticarti come ti chiami, sulla prossima salita che sembrerà non avere fine? Sarai un essere umano migliore, o rifarai gli stessi errori?

Buon cammino, ti dici. Prenditi cura di te, ti dici anche. Soprattutto prenditi cura di te. Non è scontato. Spegni la luce. La riaccendi. Hai ancora una domanda da annotare prima del sonno. La solita. Quella che torna sempre, che non ti molla a casa, sulla strada, ovunque. No, non è una domanda scontata, ecco perché torna sempre.

Che ci faccio qui?

 

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3 risposte a Prenditi cura di te, sulla #Francigena

  1. max ha detto:

    bell’ articolo, grazie

  2. Pingback: La #Francigena che verrà. Spunti, impressioni, auspici. | luiginacci

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