A piedi a Venezia, come se fosse Santiago, o Roma, o Gerusalemme (o Atlantide)

The Rolling Claps

Perché andare a Venezia a piedi? Ce lo chiedono sempre in tanti. Ce lo chiedono da anni. Dal 2010, per l’esattezza, quando compimmo per la prima volta questa strana viandanza annuale. Eravamo in tre, quel 25 aprile. Ora siamo diventati una ventina. Ma siamo noi a non rispondere, o siete voi a formulare la domanda sbagliata? Potremmo controbattere con un’altra domanda: e perché non andarci a piedi, a Venezia? E ancora: perché andarci col treno, con l’aereo, con l’autobus? Forse non sono le domande giuste. Ci piacerebbe che ci auguraste, semplicemente, “buon cammino”, o “buona strada”. Non “buona passeggiata”, perché noi non passeggiamo. Passeggiare significa ripetere il passo, sottolinea una frequenza, dà una misura, mentre noi non ripetiamo mai nulla. Ad ogni passo una scoperta, dietro ogni curva una scena inaspettata. Anche i rettilinei senza fine della bassa pianura celano scene inaspettate.

Partiamo sempre il 25 aprile. Perché la Liberazione va celebrata on the road. Così come il 1 maggio. Andiamo a Venezia come i pellegrini di un tempo, quelli provenienti da nord, diretti al Santo Sepolcro di Gerusalemme, alla casa di Giacomo a Santiago, alla Basilica di san Pietro a Roma o quella di san Nicola a Bari. I pellegrini partivano con la primavera, anche noi. Facevano testamento, perché il viaggio era duro, duro, duro, e se morivano senza fare testamento i loro beni venivano incamerati dalle persone o dalle istituzioni (ospitali e monasteri, generalmente) presso le quali avevano tirato le cuoia (o reso l’anima al Signore, vedete voi, a seconda delle vostre credenze). Di beni non ne abbiamo molti, ma ci piace lo stesso confrontarci con l’idea della fine. Dopotutto, tra morire in una asettica stanza d’ospedale e morire su un argine impestato dalla zanzare, preferiamo la seconda.

Siamo nati un po’ qui un po’ lì, ma molti di noi vivono in Friuli Venezia Giulia. È una regione spettacolare, naturalisticamente e culturalmente, però quasi nessuno, di voi che vivete altrove, lo sa. Prendete la flora: ci sono più specie qui che in tutta la Germania. O gli uccelli: centinaia di specie che passano da noi, sostano, nidificano nelle zone lagunari. Abbiamo uno dei fiumi meno contaminati d’Europa, il Tagliamento. Abbiamo le Dolomiti, grotte profonde quasi un km, come l’Abisso Led Zeppelin, e altre centinaia (la Grotta Gigante di sicuro l’aveva sentita nominare) di tutte le dimensioni, e le abbiamo perché da noi c’è il carsismo.

Ecco, abbiamo il Carso in Friuli Venezia Giulia: le doline, la landa, i castellieri, e poi ovviamente le trincee. Sì, abbiamo avuto tanta guerra. Il filo spinato che diceva “hic sunt leones!”, anche se i leoni, dall’altra parte, non ci sono mai stati. Abbiamo tanta pianura, divisa in due dalla linea delle risorgive, abbiamo mare con fondali bassi e alti, con spiagge e pareti a picco (le falesie di Duino, le avete presente? Dove Rilke scrisse le sue Elegie), abbiamo orsi, linci, lupi, avvoltoi che passano accanto a noi o sopra le nostre teste, senza che ce ne accorgiamo. Siamo una terra di passaggio. E noi passiamo, proprio come gli orsi, i lupi, le linci, gli avvoltoi, i pellegrini, i pastori transumanti, i contrabbandieri del tabacco, i commercianti di sale e spezie, i soldati, le donne del latte, i migranti, i clandestini. Viviamo in una terra di passaggio, quindi passiamo.

Non facciamo un pellegrinaggio devozionale. Siamo devoti, sì, ma alla strada, la strada aperta cantata da Whitman. Qualcuno, tra di noi, crede in un dio, qualcun altro no. Qualcuno è andato a piedi a Santiago, a Roma, qualcun altro no. Qualcuno cammina molto, magari in montagna, qualcuno spesso, qualcuno solo una volta all’anno, quando ci incontriamo. Non siamo camminatori, siamo viandanti. Attraversiamo la via e dalla via tentiamo di farci attraversare. Non ci identifichiamo nei lavori che facciamo, né nei soldi che abbiamo, o nei vestiti che indossiamo. Siamo amici senza aver bisogno di chiedere favori l’uno all’altra, la nostra amicizia si fonda sulla gratuità. L’amicizia per l’amicizia.

Il 25 aprile, amichevolmente, partiamo da Tarvisio, in direzione Venezia, dove arriveremo, forse, il 3 maggio (ma Venezia non è la meta – la meta, già lo sapete, è il cammino). Se volete incontrarci, calzate gli scarponi e venite a trovarci. Sulla strada aperta.

Siamo The Rolling Claps.

 

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3 risposte a A piedi a Venezia, come se fosse Santiago, o Roma, o Gerusalemme (o Atlantide)

  1. Pingback: A piedi a Venezia, come se fosse Santiago, o Roma, o Gerusalemme (o Atlantide) | E ora qualcosa di completamente diverso.

  2. Francesca BB ha detto:

    Cercherò di intercettarvi 🙂

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