Sulla strada della viandanza, n. 3 (gambe nuove)

Le modèle rouge

Ci sono zoppi e diritti – ma l’uomo deve farsi da sé le gambe per camminare – e far cammino dove non c’è strada. Per le vie consuete gli uomini vanno in un cerchio che non ha principio e non ha fine; vanno, vengono, gareggiano, s’accalcano affaccendati come le formiche – forse anche si scambiano l’uno con l’altro, – certo, per camminare che facciano, sono sempre là dov’erano, ché un posto vale l’altro nella valle senza uscita. L’uomo deve farsi una via per riuscire alla vita e non per muoversi fra gli altri, per trar gli altri con sé e non per chiedere i premi che sono e non sono nelle vie degli uomini.

Carlo Michelstaedter, La persuasione e la rettorica

 

Farti le gambe da te, fabbricartele come un falegname, «e far cammino dove non c’è strada», a questo devi pensare. Le gambe che hai avuto in sorte, e che poi negli anni hai forgiato, che hai curato, che hai trascurato, o le gambe che la malattia, un incidente ti hanno portato via, le gambe che hai fatto forti per scalare le montagne o le gambe che hai voluto deboli per essere debole tra i deboli, tutte quelle gambe, diritte, storte, lunghissime, sbilenche, flaccide, muscolose, non c’entrano con il cammino che si fa dove non c’è la strada. Per una via nuova ci vogliono gambe nuove. E gambe nuove si hanno con un allenamento nuovo. Esercizi mai affrontati prima. Se tu mi dicessi, ad esempio, «voglio andare a Santiago, cosa devo fare?», ti aspetteresti da me consigli sui chilometri da fare nelle settimane precedenti la partenza, sui pesi da mettere nello zaino per abituare le spalle e la schiena, sugli scarponi e le calze da usare. La tua domanda sarebbe piena di speranza, e la speranza ha a che fare con il tuo “io” proiettato nel futuro, e il futuro è la novità per eccellenza. La tua domanda sarebbe un’ansia di novità. Perché aspettarti da me risposte antiche? Ti direi invece di leggere la Bibbia, che tu creda o non creda, di ripetere ad alta voce il De rerum natura, che la poesia ti piaccia o no, di leggere nella pausa pranzo La persuasione e la rettorica, di ascoltare Astor Piazzolla, di tenere spalancata la porta di casa diverse ore al giorno, di invitare a cena i vicini con cui non hai mai scambiato parola, di dormire sulla panchina che sta nel parco più vicino, se ancora ne esiste una, e di andare a caccia di fontane nella tua città. E altre cose così, un elenco fitto fitto che ti scriverei in una mail poco dopo mezzanotte, una di quelle lettere che la notte  spesso e con più di qualche ragione  si porta via.

 

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2 risposte a Sulla strada della viandanza, n. 3 (gambe nuove)

  1. nacciluigi ha detto:

    un saluto a te!

  2. katinkawonka ha detto:

    mi piace. molto.
    un saluto 🙂

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