La quieta ribellione del camminatore (che va e a volte torna)

La quieta ribellione del camminatore

«Camminare dove? A che scopo?» chiede con tono intimidatorio il poliziotto a Leonard Mead – il protagonista del racconto Il pedone di Ray Bradbury – prima di arrestarlo. L’autore di Fahrenheit 451 proietta la sua storia nella metà del XXI secolo, ma non occorre avanzare a grandi falcate nel futuro per immaginare un cittadino di oggi che venga fermato a bighellonare di notte per le strade della città.
«Camminare per prendere aria, per vedere, per il piacere di camminare» è la risposta che dischiude al signor Mead le porte del Centro di Ricerca Psichiatrica sulle Tendenze Regressive. Ciò che gli manca è una identità riconosciuta socialmente, una sorta di patente di «viandante», la stessa che avrebbe desiderato il giovane Patrick Leigh Fermor prima di avventurarsi nella sua traversata europea in direzione di Istanbul (Tempo di regali è un libro da leggere), negatagli dal funzionario dell’Ufficio Passaporti, perché «vagabondo non puoi proprio scrivercelo». Ma chi è oggigiorno il camminatore, cosa rappresenta?

(continua a leggere su “il manifesto”: QUI)

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Bomba o non bomba: el camino de vuelta

Quando esci dall’acqua, ti guardi intorno come se fosse esplosa una bomba H. I bagnanti intorno languiscono sulla battigia, ricoperti di conchiglie. Il tuo zaino sta sprofondando a vista d’occhio in una duna. Questa non può essere Finisterre, pensi. Non è così che te l’aspettavi. Immaginavi squadre di camminatori festanti, dispersi tra le onde come poseidoni invincibili, sirene che schizzano fuori dalle onde, archi di spuma a incorniciare il tuo ingresso nel paese, pesci miracolosi che ti precipitano in braccio. Invece tutto ti ricorda la scena topica de Il settimo sigillo, e aspetti solo che da un momento all’altro compaia una scacchiera. Finisce così un cammino?

(continua a leggere su “Fucine Mute”: QUI)

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