Nuovi pellegrini per osservare dove va il mondo

(la versione integrale di un mio articolo apparso su “il manifesto” del 24 aprile 2011)

Caro lettore, sappi che mentre sfogli queste pagine, probabilmente seduto in metropolitana, in ufficio, o nel tuo soggiorno, i miei piedi stanno solcando gli sterrati del Nord-Est. Lo faccio perché mi hanno insegnato che la strada è la chiave della democrazia. Mentre sorseggi il caffè, i miei tendini sono puntati verso Venezia. Sono partito assieme ad altri viandanti da Trieste, dopo avere studiato l’itinerario più adatto per attraversare i campi e i canali della bassa friulana e del Veneto orientale (se ci cercherai, ci troverai qui: (www.triesteveneziapiedi.wordpress.com). Ho fatto come i pellegrini di un tempo, che partivano dall’uscio di casa, dopo aver stilato il loro testamento, perché non erano sicuri di arrivare vivi alla meta. Forse, caro lettore, la parola “pellegrino” ti ha fatto sobbalzare sulla sedia. Io però vorrei tu pensassi al pellegrino che Dante, nella Vita Nova, intendeva in “modo largo”: chiunque è fuori dalla sua patria, chi ha abbandonato i suoi cari per farsi forestiero. Pensa alle ragazze e i ragazzi che arrivano – se arrivano – a Lampedusa. Non sono forse pellegrini?

Sappi, caro lettore, che in questo preciso momento siamo in tanti sulla strada. Tutti apparteniamo, indistintamente, a quello che Henry David Thoreau definì l’Ordine dei Camminatori. Di questa grande famiglia fanno parte, ad esempio, gli attori e gli artisti della compagnia “Il Melarancio”, che il 15 febbraio scorso sono partiti da Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo, e arriveranno il 1 maggio – giorno della memoria in Israele – ad Auschwitz (www.viaggioadauschwitz.eu). Hanno scelto di partire lo stesso giorno in cui, nel 1944, 26 ebrei iniziarono il loro viaggio senza ritorno verso il campo di concentramento. Hanno scelto di camminare il più possibile lungo i binari di quei convogli della morte, trasportando per 1.913 km un albero di betulla da piantare dove si è perpetrato l’orrore, e dedicando ogni tappa a un deportato e ai suoi discendenti. Hanno scelto di associare ciascuna delle 76 tappe ad una parola, una chiave che apra i cassetti in cui si depositano le sacche di una memoria sistematicamente anestetizzata.

Anche Anna Maria Rastello è in viaggio. Nel 1997, a causa di un incidente stradale, sua figlia Marcella fu sbalzata dall’automobile precipitando dal viadotto dell’autostrada A 26, nei pressi di Genova. Anna promise che se sua figlia fosse stata ritrovata viva, si sarebbe messa in cammino, e finalmente l’ha fatto: due mesi fa, da Sarzana, la località che fa trait d’union tra il Cammino di Santiago e la Via Francigena, per compiere i 1.500 chilometri che la porteranno il 9 maggio al Passo del Somport, confine naturale tra Francia e Spagna, prima tappa di quel Cammino Aragonese che porta dritto in Galizia. Insieme ad un camminatore di lungo corso come Riccardo Carnovalini, Anna macina chilometri portando nel suo zaino storie di persone disabili che superano il proprio handicap dedicandosi ad attività artistiche, ricreative, allo sport, e dando preziose informazioni sulle pratiche di abbattimento delle barriere architettoniche (www.camminodimarcella.movimentolento.it/it/).

Anna è stata aiutata a realizzare il suo sogno dal “Movimento Lento” (www.movimentolento.it/it), un progetto culturale di divulgazione del viaggio lento, a piedi e in bicicletta. Lo ha ideato Alberto Conte, che svolge in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali un’opera meritoria di valorizzazione della Via Francigena (una collaboratrice del ML, Cristina Menghini, armata di vernice e adesivi, sta segnando la via in queste settimane). Nelle sue frequenti ricognizioni del territorio, è spesso accompagnato dal regista e attore Giovanni Balzaretti, fondatore del Teatro Agricolo, che da anni allestisce spettacoli incentrati sulla figura del pellegrino. Partenza da Milano a fine aprile con un obiettivo ambizioso: fare luce sullo stato della pubblica amministrazione, mettendone in rilievo le criticità e, soprattutto, le innovazioni positive prodotte dall’impiego delle più recenti tecnologie. Lo faranno attraversando anche zone martoriate dalla grande viabilità, come il tratto Bologna-Firenze, per giungere infine il 9 maggio a Roma, in concomitanza con l’inaugurazione dell’edizione di FORUM PA.

Da Milano, ancòra, prenderà avvio “Cammina cammina” (www.camminacammina.wordpress.com), iniziativa elaborata dal “Consorzio Cantiere Cuccagna” e dalle “Tribù d’Italia”, una galassia di realtà operanti in molti settori, dal sociale alla cultura, riunitesi per la prima volta nell’ottobre 2009 in un incontro poi documentato dalla rivista “Il primo amore”. Sarà una carovana variegata e aperta a tutti (le iscrizioni sono in corso sul blog), che tenterà di farsi largo – senza spingere – in un Paese ogni giorno più disunito e devastato, con il desiderio di affermare aspirazioni di cui si parla sempre meno, come il diritto alla salute, il rifiuto dell’ingiustizia, l’altruismo, l’ottimismo. Partirà il 20 maggio, congiungendosi già dalla seconda tappa al ramo principale della Via Francigena, alla volta di Scampia, dove sbarcherà il 1 luglio.

Come hai visto, caro lettore, l’Ordine dei Camminatori è solido e gode di buona salute. È una setta strana, perché non conosce vincoli di discriminazione o di esclusione. Che tu creda in un dio o no, che tu sia abile o diversamente abile, che tu abbia un contratto a tempo indeterminato oppure no, potrai gettarti in quel fiume umano che cammina, arranca, prende fiato. La tua casa starà in uno zaino da 60 litri o forse meno, vedrai con i tuoi occhi le mutazioni del paesaggio, gli scempi di un’urbanizzazione forzata, la laboriosità di chi si ostina caparbiamente a lavorare la terra, e quando avrai sete busserai alla porta di uno sconosciuto, chiederai un letto, tasterai con mano cosa stiamo diventando. Soltanto con la tua presenza, affermerai un altro modo di stare al mondo, all’insegna di un motto che era solito ripetere un pellegrino scomparso pochi giorni fa, Vittorio Arrigoni: “Stay human”.

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